1997: Fuga da New York (1981): Manhattan come prigione e un antieroe che non salva il mondo — lo salva a modo suo

 C'è un tipo di eroe che Hollywood ha quasi smesso di fare. Non quello che combatte per il bene, non quello che fa discorsi motivazionali, non quello che alla fine abbraccia il sistema che lo ha tradito.

Jena Plissken — Snake per tutti — non salva il mondo perché ci crede. Lo salva perché ha una bomba nel collo e 24 ore per disattivarla.

È la differenza tra un eroe e un antieroe. Ed è esattamente quella differenza che rende 1997: Fuga da New York uno dei film più onesti che John Carpenter abbia mai girato.

La storia

  1. Gli Stati Uniti hanno trasformato l'intera Manhattan in un carcere di massima sicurezza — un'isola circondata da muri, ponti minati, sorvegliata dall'esterno, abbandonata all'interno. I detenuti, tutti condannati all'ergastolo, vivono in una società distopica dove sopravvive il più forte. Il governo non entra. Non gli serve.

Jena Plissken è un ex eroe di guerra pluridecorato che si è dato al crimine. Sta per fare ingresso a Manhattan come detenuto quando arriva la notizia — l'aereo presidenziale è stato dirottato e si è schiantato sull'isola. Il Presidente è vivo ma prigioniero del Duca — il signore incontrastato di New York.

L'Alto Commissario Hauk offre a Plissken un accordo — la fedina penale pulita in cambio del Presidente, vivo, entro 24 ore. Per assicurarsi la sua collaborazione gli iniettano due microbombe nel collo. Scaduto il tempo, esplodono.

Plissken accetta. Non perché voglia salvare il Presidente. Perché non ha scelta.

Snake Plissken — perché funziona ancora

Kurt Russell aveva trent'anni quando interpretò Snake Plissken. Era conosciuto principalmente per i film Disney. Carpenter lo trasformò in qualcosa di completamente diverso — benda sull'occhio, tatuaggio di serpente sul ventre, voce bassa e sguardo che non si fida di nessuno.

Plissken non è simpatico. Non cerca di esserlo. Quando tutti gli dicono "pensavamo fossi morto" risponde con un silenzio che vale più di qualsiasi battuta. È un uomo che ha visto troppo, che è stato tradito dal sistema che serviva, e che ora si muove nel mondo con la fredda logica di chi non ha più niente da perdere.

È uno degli antieroi più influenti della storia del cinema americano — ha ispirato direttamente personaggi come il protagonista di Metal Gear Solid, e la sua estetica ha definito un'intera generazione di protagonisti cinematografici.

Manhattan come personaggio

La Manhattan distopica di Fuga da New York è costruita con un budget di soli 6 milioni di dollari — una cifra ridicola per quello che Carpenter riesce a creare. Le strade buie, i fuochi accesi nei bidoni, le gang che controllano i quartieri, i detenuti che si sono organizzati in una società parallela brutale e funzionale.

È una visione dell'America che nel 1981 sembrava fantascienza. La criminalità in aumento del 400%, le città abbandonate al degrado, il governo che rinuncia al controllo invece di affrontare i problemi. Guardata oggi sembra meno fantascienza di quanto si vorrebbe.

Il Duca

Isaac Hayes nel ruolo del Duca di New York è uno dei villain più memorabili degli anni 80 — non per la violenza, ma per la presenza. Un uomo che si muove su una Cadillac illuminata da candelabri, vestito come un re, che controlla Manhattan con la forza della personalità oltre che delle armi.

È il potere assoluto in un sistema senza regole. E Hayes lo interpreta con una dignità regale che rende il personaggio quasi affascinante.

Il finale — il vero Snake Plissken

Plissken consegna il nastro con il discorso segreto del Presidente ad Hauk. Le microbombe vengono disattivate. Il Presidente viene collegato via satellite alla conferenza mondiale.

Dalla cassa esce la canzone preferita del tassista. Plissken aveva sostituito il nastro originale con quello sbagliato — durante la fuga, nel caos, senza che nessuno se ne accorgesse.

Si allontana distruggendo il nastro originale mentre il Presidente fa la figura del coglione davanti a tutto il mondo.

Non è una vendetta spettacolare. È qualcosa di più sottile — un uomo che ha fatto esattamente quello per cui è stato pagato, e si è preso quello che voleva nel processo. Il sistema credeva di usarlo. Plissken aveva altri piani.

Perché rivederlo oggi

1997: Fuga da New York è un film che invecchia al contrario — più passa il tempo, più la sua visione distopica sembra credibile. La privatizzazione della sicurezza, le città abbandonate, i governi che usano i cittadini come strumenti e poi li scaricano — Carpenter aveva già messo tutto sul tavolo nel 1981.

In Italia il film è conosciuto ma quasi mai analizzato seriamente. La maggior parte degli articoli si ferma alla superficie — la trama, il cast, qualche curiosità. Pochi approfondiscono Snake Plissken come personaggio, la visione politica del film, o il motivo per cui è ancora così influente quarant'anni dopo.

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