A Beautiful Mind (2001): il genio che vedeva persone che non esistevano — e il film non ti dice la verità sulla sua malattia
C'è un film del 2001 che vinse quattro Oscar tra cui Miglior Film e Miglior Regia. Che racconta la storia vera di un matematico premio Nobel affetto da schizofrenia. Che ti fa vivere il suo delirio dall'interno — vedendo le stesse cose che vede lui, credendo alle stesse persone in cui crede lui.
E poi ti rivela che tutto quello che hai visto era falso.
A Beautiful Mind è uno dei film più intelligentemente costruiti degli ultimi trent'anni. E ha un segreto che quasi nessuno conosce — la malattia di John Nash nel film non corrisponde esattamente a quella che aveva nella realtà.
La storia
John Nash entra all'Università di Princeton — giovane, geniale, incapace di relazioni sociali. In una tesi di dottorato di sole 27 pagine rivoluziona la teoria dei giochi, rendendo obsolete le teorie economiche di Adam Smith. Ottiene un posto al MIT, inizia a insegnare, si innamora di Alicia — una studentessa di fisica.
Nel frattempo viene contattato da William Parcher — un agente del Dipartimento della Difesa — per decodificare messaggi crittografati russi nascosti nelle pubblicità dei giornali. Nash inizia una doppia vita — matematico di giorno, agente segreto di notte.
Poi la realtà crolla.
Il colpo di scena che cambia tutto
Senza rivelare troppo — il film è costruito per farti credere che quello che vedi sia reale. Alcune persone che Nash frequenta, alcune situazioni che vive — il film ti mostra tutto dal suo punto di vista, senza segnalare cosa è reale e cosa non lo è.
Quando la verità emerge — che alcune di quelle persone non esistono — devi rivedere mentalmente tutto il film. Ogni scena, ogni conversazione, ogni relazione assume un significato completamente diverso.
Ron Howard dissemina indizi sottilissimi per tutta la durata — i piccioni che non si spostano quando una bambina ci corre in mezzo, le guardie che guardano perplesse Nash parlare da solo, alcune porte che non si aprono nel modo giusto. Nessuno li nota la prima volta. Tutti li riconoscono la seconda.
La verità sulla malattia di Nash — quello che il film non dice
Qui c'è il dettaglio che quasi nessuno conosce. Nella realtà, John Nash non aveva allucinazioni visive — non vedeva persone che non esistevano. La sua schizofrenia era di tipo diverso — delirio di onnipotenza in cui si considerava imperatore dell'Antartide, o il piede sinistro di Dio, o il capo di un governo universale. Credeva di ricevere messaggi criptati dai russi o da extraterrestri, ma attraverso voci e pensieri — non attraverso figure che vedeva fisicamente.
Ron Howard e lo sceneggiatore Akiva Goldsman scelsero deliberatamente di trasformare le voci in persone visibili — per permettere allo spettatore di vivere la schizofrenia dall'interno, come esperienza visiva condivisa. È una scelta cinematograficamente geniale che però altera la realtà della malattia.
Russell Crowe — dal Gladiatore a Nash
Russell Crowe arrivò sul set di A Beautiful Mind pochi giorni dopo aver vinto l'Oscar per Il Gladiatore di Ridley Scott. Due anni consecutivi di nomination come Miglior Attore — una rarità nella storia degli Oscar.
Il Gladiatore vinse. A Beautiful Mind no — perse contro Denzel Washington per Training Day. Ma Crowe vinse il Golden Globe e il BAFTA per Nash.
Jennifer Connelly
Jennifer Connelly aveva fatto il suo primo film con Sergio Leone in C'era una Volta in America nel 1984 — quando aveva 13 anni, nel ruolo di Deborah da bambina. Diciassette anni dopo vince l'Oscar come Miglior Attrice Non Protagonista per il ruolo di Alicia Nash.
La storia di Nash e Alicia nella realtà fu complicata — divorziarono nel 1963, si risposarono nel 2001, l'anno dell'uscita del film. Morirono insieme in un incidente in taxi nel 2015, tornando da Oslo dopo la cerimonia in cui Nash aveva ricevuto il Premio Abel per la matematica.
Gli indizi nascosti nel film
Il film è costruito per essere rivisto — la seconda visione è completamente diversa dalla prima perché sai già cosa è reale e cosa non lo è. Ogni apparizione di Charles — il compagno di stanza immaginario — è accompagnata da un effetto sonoro specifico. La nipotina di Charles ha sempre la stessa età indipendentemente da quanto tempo passa. Le guardie reagiscono in modo strano quando Nash interagisce con Parcher.
Ron Howard li inserì tutti deliberatamente — non per essere notati la prima volta, ma per essere riconosciuti la seconda.
Perché rivederlo oggi
A Beautiful Mind non è solo un biopic sulla schizofrenia. È un film sulla natura della realtà — su quanto sia fragile la linea tra quello che percepiamo e quello che esiste davvero. E su come l'amore di una persona possa essere l'ancora che tiene qualcuno collegato al mondo reale.
Vinse quattro Oscar su otto candidature. È ancora oggi uno dei film più accessibili e emotivamente potenti sulla malattia mentale mai realizzati.
In Italia è conosciutissimo ma quasi nessuno conosce il dettaglio sulla differenza tra la malattia reale di Nash e quella mostrata nel film — o gli indizi nascosti che Howard disseminò per tutta la durata.
Titolo originale: A Beautiful Mind
Anno: 2001
Regia: Ron Howard
Attori principali: Russell Crowe, Jennifer Connelly, Ed Harris, Paul Bettany, Adam Goldberg
Budget: $60 milioni — Incassi mondiali: $313 milioni
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