C'era una volta in America – Il capolavoro assoluto e crepuscolare di Sergio Leone
Ci sono film che si guardano e film che si vivono come un sogno ad occhi aperti. Uscito nel 1984, C'era una volta in America rappresenta l'atto finale e il picco artistico della gloriosa carriera di Sergio Leone, che firma la regia di un'opera monumentale, terza colonna della sua celebre "trilogia del tempo" dopo C'era una volta il West e Giù la testa. Tratto in parte dal romanzo autobiografico Mano armata (The Hoods) del vero ex gangster Harry Grey, il film attraversa oltre quarant'anni di storia – dagli anni '20 agli anni '60 – per tessere un'opera lirica, violenta e malinconica sull'amicizia, il tradimento, l'amore e l'inevitabile fallimento del sogno americano.
Ripercorriamo i meandri di questa leggenda cinematografica:
🚬 La Trama: Un viaggio a ritroso nello spazio incantato della memoria
New York, 1933. Nella fumeria d'oppio di un teatro cinese, il gangster ebreo David "Noodles" Aaronson (Robert De Niro) cerca disperatamente di annegare nel fumo il dolore per la morte dei suoi storici compagni di banda: Patrick "Patsy" Goldberg, Philip "Cockeye" Stein e Maximilian "Max" Bercovicz (James Woods), rimasti uccisi in una sparatoria con la polizia che lui stesso aveva allertato nel disperato tentativo di salvarli da un piano suicida. Braccato da spietati sicari italoamericani che hanno già ucciso la sua donna, Noodles scopre che la valigia contenente il fondo comune della banda è vuota. Confuso e sconfitto, sale sul primo treno per Buffalo, scomparendo nel nulla sotto falso nome.
Trentacinque anni dopo, Noodles torna a New York, ormai anziano e crepuscolare. Una misteriosa lettera lo spinge a ritrovare il vecchio amico "Fat" Moe Gelly e, guardando attraverso una feritoia nel muro del vecchio locale, la sua mente viene travolta dai ricordi della giovinezza:
Il 1918 e i vicoli del Lower East Side: L'adolescenza nel ghetto ebraico, i primi espedienti criminali con la gang di ragazzini, il legame simbiotico con lo smaliziato Max e l'amore puro, viscerale e tormentato per Deborah (Jennifer Connelly da bambina), che sogna di diventare una ballerina. Una giovinezza spezzata dal sangue, quando il piccolo boss Bugsy uccide il giovanissimo Dominic; Noodles si vendica brutalmente accoltellando Bugsy e un poliziotto, venendo condannato a 12 anni di prigione.
Il 1930 e gli anni d'oro del Proibizionismo: Uscito dal carcere, Noodles ritrova i vecchi amici arricchiti grazie al commercio clandestino di alcolici. La banda stringe alleanze con il sindacato e la politica, ma la crescente e spietata ambizione di Max – ormai avido di potere e pronto a tutto – crea una frattura insanabile con Noodles, rimasto fedele al vecchio codice della strada. Il rifiuto definitivo di Deborah (Elizabeth McGovern da adulta), che sceglie Hollywood all'amore di Noodles, spinge quest'ultimo a un brutale e imperdonabile atto di violenza carnale in auto, perdendola per sempre.
Tornati al 1968, i tasselli del puzzle si uniscono in modo tragico. Noodles scopre che l'enigmatico e potente Senatore Christopher Bailey, finito al centro di uno scandalo di corruzione, non è altri che Max. Il suo vecchio amico non era morto nel 1933: aveva orchestrato tutto con la polizia corrotta e la malavita per rubare il denaro della valigia, cambiare identità e persino sposare Deborah, diventata la sua amante e una celebre attrice. Ormai messo alle strette dai suoi stessi alleati politici, Max confessa la verità a Noodles e lo supplica di ucciderlo per garantirgli una morte onorevole e saldare l'antico debito. Ma Noodles, fedele al ricordo del Max della sua giovinezza, rifiuta di vendicarsi: nega freddamente di conoscerlo, chiamandolo semplicemente "Mr. Bailey" e lasciandolo al suo destino. Uscito dalla villa, Noodles vede da lontano l'uomo sparire misteriosamente dietro le lame compattatrici di un camion della nettezza urbana. Il film si chiude tornando al 1933, nella fumeria d'oppio, con il volto di un giovane Noodles che si distende in un enigmatico, eterno sorriso.
🎬 Dietro le quinte: 13 anni di ossessione e segreti sul set
La gestazione di questo capolavoro è stata un percorso lunghissimo e tormentato, quasi un'ossessione personale per Sergio Leone:
La ricerca del soggetto: Leone sognava di realizzare un grande gangster movie sin dai tempi di Giù la testa (1971). Trovò la chiave di volta solo a metà degli anni '70 leggendo The Hoods, scritto sotto pseudonimo dal vero gangster pentito Herschel Goldberg. Ci vollero ben 12-13 anni e lo sforzo di sei sceneggiatori per completare lo script definitivo.
Il casting perfetto e i rifiuti eccellenti: Robert De Niro fu scelto subito, e per prepararsi al ruolo cercò invano di incontrare il leggendario boss Meyer Lansky. Per la parte di Max, il favorito era Joe Pesci; tuttavia Leone non lo considerava adatto e, su consiglio di De Niro, scelse James Woods, "spostando" Pesci nel ruolo minore di Frankie Monaldi. Per i ruoli femminili di Carol e Deborah si proposero star del calibro di Claudia Cardinale e Romina Power, ma Leone le scartò per puntare su attrici meno note come Tuesday Weld ed Elizabeth McGovern. Il film segnò anche il folgorante debutto di una giovanissima Jennifer Connelly.
Un set globale ed europeo: Nonostante l'ambientazione newyorkese, le riprese (durate da giugno 1982 ad aprile 1983) si svolsero in tutto il mondo. Oltre a New York e al Canada, Leone sfruttò ampiamente l'Europa: la scena del ristorante fu girata al Lido di Venezia (Hotel Excelsior), la violenza in auto a Roma e moltissimi interni nei teatri di posa di Cinecittà. Inoltre, l'autista di Deborah nella finzione è interpretato in un cameo dal vero produttore del film, Arnon Milchan.
🎼 Il Massimo Capolavoro di Ennio Morricone
La colonna sonora, arrangiata e diretta dal premio Oscar Ennio Morricone, è considerata da molti critici il vertice assoluto della sua carriera. Leone commissionò le musiche con così largo anticipo che i brani venivano riprodotti direttamente sul set per permettere agli attori di entrare in sintonia con l'atmosfera nostalgica delle scene. Tracce immortali come il tema di Deborah, arricchite dal flauto di Gheorghe Zamfir e dalla voce di Edda Dell'Orso, si alternano a brani d'epoca come Yesterday dei Beatles e Amapola, vincendo un BAFTA e un Nastro d'Argento.
📉 Il disastro al Box Office USA e il trionfo europeo
La storia della distribuzione del film è legata a un clamoroso scempio commerciale. Al Festival di Cannes del 1984, la versione originale di 229 minuti voluta da Leone fu accolta da una standing ovation clamorosa (il presidente di giuria Zanussi dichiarò commosso: "Signori, il cinema è finito stasera" ).
Tuttavia, sul mercato statunitense, la Warner Bros. e Arnon Milchan imposero una versione barbaramente ridotta a soli 94 minuti, rimontata in ordine cronologico. Privato della sua struttura a flashback e della sua poesia, il film fu un flop devastante in America, incassando appena 5,3 milioni di dollari a fronte di un budget di 30 milioni. Al contrario, in Europa (dove uscì la versione integrale di Leone) fu un successo straordinario di pubblico e critica, incassando cifre altissime in Italia, Francia e Germania.
🔍 Il Verdetto di Gio
C'era una volta in America non è un semplice film: è un monumento alla settima arte. Sergio Leone abbandona il genere western per abbracciare un gangster movie che si trasforma in una maestosa riflessione filosofica sul tempo che passa, sulla perdita dell'innocenza e sul rimpianto. Il montaggio analogico, i celebri primi piani (girati per la prima volta in formato 1,85:1) e le performance struggenti di De Niro e Woods creano un'atmosfera sospesa tra il saggio storico e l'allucinazione da oppio. Un'opera monumentale, dolorosa ed elegantissima. Semplicemente, uno dei film più belli mai realizzati nella storia dell'umanità.
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