District 9 Anno: 2009 Regia: Neill Blomkamp Attori principali: Sharlto Copley, Jason Cope, David James Budget: $30 milioni — Incassi mondiali: $210 milioni

Ci sono film di fantascienza che parlano di spazio, alieni e tecnologia. E poi ci sono film di fantascienza che usano spazio, alieni e tecnologia per parlare di noi — di come trattiamo chi è diverso, di cosa siamo disposti a fare per il potere, di quanto sia facile disumanizzare qualcuno se gli dai un nome abbastanza brutto. District 9 appartiene alla seconda categoria. È uno dei film più intelligenti e più onesti del cinema di fantascienza degli ultimi vent'anni — e fu girato con 30 milioni di dollari da un regista sudafricano quasi sconosciuto che Peter Jackson aveva notato per caso. La storia Johannesburg, 1982. Un'enorme nave spaziale aliena si staglia nei cieli della città e ci rimane per settimane, immobile, senza dare segni di vita. Quando gli esseri umani la aprono trovano una colonia di artropodi alieni — sporchi, denutriti, allo sbando. Non invasori. Profughi. Nel corso dei vent'anni successivi gli alieni — chiamati in modo dispregiativo "gamberoni" — vengono segregati in un campo profughi chiamato Distretto 9, controllato dalla multinazionale MNU che cerca di sfruttarne la tecnologia bellica. Ma le armi aliene hanno un'attivazione specie-specifica — funzionano solo nelle mani degli alieni. Finora. Anno 2010. Il governo decide di spostare gli alieni ancora più lontano dalla città. Per gestire lo sgombero viene nominato Wikus Van De Merwe — un impiegato mediocre che ha il ruolo solo grazie al suocero. Durante le perquisizioni un liquido alieno gli schizza negli occhi. E Wikus inizia a cambiare. L'apartheid come metafora Il titolo del film non è casuale — si ispira al District Six di Città del Capo, un quartiere reale da cui durante l'apartheid furono deportate forzatamente 60.000 persone non bianche. Neill Blomkamp — sudafricano, cresciuto durante gli ultimi anni dell'apartheid — ha costruito District 9 come un'allegoria diretta e senza filtri. Gli alieni non sono una metafora vaga. Sono i neri sudafricani durante l'apartheid. I profughi palestinesi. Qualsiasi gruppo umano che la società decide di isolare, controllare e sfruttare perché considera inferiore o pericoloso. Il film non te lo dice esplicitamente. Non ne ha bisogno. La scena in cui Wikus dà alle fiamme un'incubatrice piena di uova aliene con noncurante superiorità è una delle immagini più disturbanti del cinema degli anni 2000 — proprio perché è familiare. Wikus — l'antieroe perfetto Wikus Van De Merwe è uno dei personaggi più originali del cinema di fantascienza recente. Non è un eroe. Non è particolarmente intelligente o coraggioso. È un impiegato mediocre, un po' sciocco, che ha il suo ruolo solo per nepotismo — e all'inizio del film tratta gli alieni con la stessa insensibilità burocratica che userebbe per qualsiasi pratica. La sua trasformazione — prima fisica, poi morale — è il cuore del film. Quando Wikus inizia a capire cosa significa essere dall'altra parte, quando la MNU lo tratta con la stessa disumanità con cui lui ha trattato gli alieni, qualcosa cambia. Non diventa un eroe nel senso classico. Diventa qualcuno che fa la cosa giusta per i motivi sbagliati — e poi, gradualmente, per i motivi giusti. Sharlto Copley — attore sudafricano alla sua prima esperienza cinematografica, amico personale di Blomkamp — porta al personaggio una qualità improvvisata e autentica che nessun attore hollywoodiano di professione avrebbe dato. Christopher Johnson L'alieno Christopher Johnson è l'altro cuore emotivo del film. Non è un mostro — è un padre che da vent'anni lavora in silenzio per riportare il suo popolo a casa. La sua pazienza, la sua dignità, il suo amore per il figlio lo rendono più umano di quasi tutti i personaggi umani del film. Il rapporto tra Wikus e Christopher — che inizia come convenienza reciproca e diventa qualcosa di più complesso — è la storia d'amicizia più insolita e riuscita del cinema di quel periodo. Lo stile documentaristico District 9 usa un approccio visivo originale — riprese in stile documentario, interviste ai personaggi, footage di telecamere di sorveglianza. È un film che sembra un reportage invece che una produzione hollywoodiana. Questa scelta abbassa la distanza tra lo spettatore e la storia — rende tutto più immediato, più credibile, più perturbante. Con un budget di 30 milioni — una cifra ridicola per un film di fantascienza — Blomkamp e la Weta Workshop di Peter Jackson creano effetti speciali che reggono il confronto con produzioni dieci volte più costose. Perché rivederlo oggi District 9 ottenne quattro candidature agli Oscar — tra cui Miglior Film — ed è considerato uno dei film di fantascienza più importanti degli ultimi vent'anni. Ha lanciato la carriera di Neill Blomkamp e dimostrato che la fantascienza intelligente può ancora essere prodotta con budget limitati se c'è una visione chiara. In Italia è abbastanza conosciuto ma quasi mai analizzato in profondità per quello che è davvero — non un film di alieni, ma un film sull'apartheid, sulla xenofobia, e su cosa siamo disposti a fare agli altri quando decidiamo che non meritano gli stessi diritti. Il finale lascia domande aperte che non hanno una risposta facile. Non te le diciamo. Guardalo.

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