Enemy Mine Anno: 1985 Regia: Wolfgang Petersen Attori principali: Dennis Quaid, Louis Gossett Jr. Budget: $40 milioni — Incassi mondiali: $12 milioni
Ci sono film di fantascienza che parlano di guerre galattiche, invasioni aliene e tecnologia del futuro. E poi ci sono film di fantascienza che usano tutto questo come sfondo per raccontare qualcosa di molto più semplice e molto più profondo — che il nemico, quando lo conosci davvero, smette di essere il nemico.
Il Mio Nemico è uno di questi film. È uscito nel 1985, ha incassato poco, è stato dimenticato quasi subito. Ed è uno dei film di fantascienza più umani e più onesti che il decennio abbia prodotto.
La storia
XXI secolo. Gli esseri umani e i Drac — una specie aliena rettiloide senziente — si contendono territori nello spazio. Willis Davidge è un pilota umano ossessionato dalla vendetta contro i Drac che hanno ucciso il suo compagno. Durante un inseguimento spaziale, sia lui che il pilota Drac nemico precipitano sul pianeta Fyrine IV — un mondo ostile, lontano da tutto, dove nessuno verrà a salvarli.
La scelta è semplice — combattersi fino alla morte, o cooperare per sopravvivere.
Sopravvivere vince.
Da nemici ad amici
La trasformazione del rapporto tra Willis e Jerry — il nome abbreviato che Willis dà al pilota Drac Jeriba Shigan — è il cuore del film. Non è immediata, non è sentimentale, non è costruita su grandi discorsi. È costruita sulla necessità quotidiana — imparare la lingua dell'altro, condividere il cibo, ripararsi insieme dalla tempesta, sopravvivere a un altro giorno.
Wolfgang Petersen — il regista de Il Sottomarino e poi di Air Force One — gestisce questa trasformazione con una lentezza deliberata che funziona perfettamente. Il film si prende il tempo di far capire allo spettatore che Willis e Jerry non diventano amici per scelta ideologica. Diventano amici perché sul pianeta Fyrine IV non c'è nessun altro.
La gravidanza e la morte di Jerry
Il momento più originale e più coraggioso del film è la rivelazione che Jerry è incinto. I Drac si riproducono per partenogenesi — quando giunge il momento, avviene, senza scelta. Jerry spiega questo a Willis con la semplicità di chi accetta la propria natura.
Il parto uccide Jerry. Prima di morire, fa promettere a Willis di insegnare al figlio la lunga lista degli antenati — il rito fondamentale della cultura Drac, il modo in cui la razza tramanda la propria identità attraverso le generazioni.
Willis si trova ad allevare un alieno neonato su un pianeta ostile, da solo, senza sapere nulla della cultura Drac. Ed è questo il momento in cui il film diventa qualcosa di più di un racconto di sopravvivenza.
Zammis
Willis cresce Zammis come un figlio — insegnandogli sia la cultura Drac, come promesso a Jerry, che elementi della cultura umana. Zammis lo chiama "zio" e lo considera una figura paterna.
Quando degli umani senza scrupoli iniziano a sfruttare i Drac come schiavi nelle miniere del pianeta e rapiscono Zammis, Willis non esita — parte a salvarlo anche se nessuno glielo chiede, anche se non è il suo figlio biologico, anche se è ferito.
È la dimostrazione che quello che aveva costruito con Jerry — e poi con Zammis — era una famiglia reale, non una convenienza temporanea.
Il finale
Willis porta Zammis sul pianeta natale dei Drac — Dracon, un mondo verde e lussureggiante — mantenendo la promessa fatta a Jerry. Davanti al sacro consiglio Drac e all'intero popolo, recita la lunghissima lista degli antenati di Jerry.
Una voce narrante rivela che quando Zammis avrà un figlio, includerà il nome di Willis nella lista degli antenati — riconoscendolo come parte della famiglia Drac.
È uno dei finali più belli e più discreti del cinema di fantascienza degli anni 80. Non c'è esplosione, non c'è battaglia finale, non c'è discorso trionfante. Solo un uomo che mantiene una promessa fatta a qualcuno che non c'è più.
Perché rivederlo oggi
Il Mio Nemico parla di xenofobia, di pregiudizio, di come il nemico smetta di essere il nemico nel momento in cui diventa una persona reale con una storia reale. Temi che non invecchiano mai.
È basato su un romanzo breve di Barry Longyear che vinse sia il Premio Hugo che il Premio Nebula — i due riconoscimenti più importanti della fantascienza mondiale. Il film non raggiunse mai la statura dell'originale letterario, ma ne cattura lo spirito con onestà.
In Italia è quasi completamente dimenticato — il titolo Il Mio Nemico è vago e non evoca nulla di specifico, e pochissimi articoli seri esistono sul film in italiano. Eppure per chi ama la fantascienza che parla di esseri umani invece che di astronavi è una delle scoperte più belle che si possano fare.
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