Final Destination Anno: 2000 Regia: James Wong Attori principali: Devon Sawa, Ali Larter, Kerr Smith, Seann William Scott Budget: $23 milioni — Incassi mondiali: $112.8 milioni

Non puoi imbrogliare la Morte Final Destination ha cambiato le regole dell'horror dei primi anni 2000. Mentre il genere era dominato dagli slasher post-Scream, questo film ha eliminato l'antagonista fisico. La tensione non deriva da chi si nasconde nell'ombra, ma da oggetti quotidiani — un cavo elettrico, una goccia d'acqua, uno stendino — che diventano macchine mortali a causa di coincidenze incredibili. Il film trasforma lo spettatore in un paranoico, portandolo a analizzare ogni dettaglio dell'inquadratura alla ricerca della prossima "trappola" del destino. La trama nel dettaglio Alex Browning (Devon Sawa) è in procinto di partire per una gita scolastica a Parigi. Mentre è a bordo del Volo 180, ha una visione vivida e terrificante: l'aereo esplode poco dopo il decollo. In preda al panico, Alex riesce a farsi sbarcare insieme a un piccolo gruppo di compagni e un'insegnante. Poco dopo, l'aereo esplode davvero sotto i loro occhi increduli. Ma la salvezza è solo un'illusione. Il misterioso ed inquietante becchino William Bludworth (Tony Todd) avverte i superstiti: la Morte ha un piano e loro lo hanno alterato. Uno dopo l'altro, i sopravvissuti iniziano a morire in incidenti assurdi e concatenati, seguendo l'ordine esatto in cui sarebbero dovuti morire sull'aereo. Alex, Clear (Ali Larter) e Carter (Kerr Smith) devono trovare un modo per "saltare il proprio turno" e interrompere la catena prima che la lista si esaurisca. Il concept — perché funziona Il successo del film risiede nella sua struttura a "Rube Goldberg" (le macchine che innescano reazioni a catena complesse per compiere azioni semplici). Ogni sequenza di morte è un piccolo capolavoro di suspense: vediamo il pericolo che si accumula (una perdita di liquido, un cortocircuito, un oggetto in bilico) e aspettiamo con ansia il momento dell'impatto. È un horror cerebrale che gioca con le paure ancestrali: il volo, la sfortuna e l'idea che la nostra ora sia già segnata. Le curiosità che non tutti sanno Nato da X-Files: L'idea originale era stata scritta da Jeffrey Reddick come sceneggiatura per un episodio di X-Files. Il creatore della serie la scartò, ma Reddick la trasformò in un lungometraggio con l'aiuto di James Wong e Glen Morgan (storici autori della serie di Mulder e Scully). Il Volo 180: Il disastro aereo nel film è liberamente ispirato alla tragedia reale del volo TWA 800, esploso nel 1996 poco dopo il decollo da New York, uccidendo molti studenti di un liceo della Pennsylvania in gita. Casting alternativi: Per il ruolo di Alex si era pensato a Tobey Maguire, mentre per il ruolo di Carter fu inizialmente considerato Charlie Hunnam. Il potere del becchino: Il personaggio di Tony Todd è l'unico punto fermo della saga. Non viene mai spiegato chi sia veramente (un emissario della morte? Un ex Jumper?), ma la sua presenza aggiunge un tocco metafisico fondamentale. Il finale — da proteggere Il finale originale del film prevedeva che Alex morisse e Clear desse alla luce loro figlio, "interrompendo" la catena con una nuova vita. Tuttavia, i test screening bocciarono l'idea e fu girato il finale che conosciamo: Alex, Clear e Carter si ritrovano a Parigi sei mesi dopo, credendo di essere salvi. Ma la Morte non ha dimenticato. Mentre brindano alla vita, un'insegna di un bar si stacca e oscilla verso Alex. Carter lo salva, ma così facendo rimette se stesso in cima alla lista. L'ultima inquadratura di Carter che viene colpito dall'insegna che torna indietro è il sigillo perfetto: non c'è via d'uscita, si può solo rimandare l'inevitabile. Perché rivederlo oggi Perché, nonostante gli effetti speciali del 2000 siano invecchiati, la tensione psicologica rimane intatta. È un film che sfrutta la logica e la geometria per spaventare, rendendo "pericoloso" l'ambiente domestico più di qualunque casa infestata. Ha dato il via a una saga di cinque film (e un sesto in arrivo) che ha ridefinito il concetto di splatter creativo, ma questo primo capitolo rimane il più cupo e filosofico di tutti.

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