Frankenstein Junior (Young Frankenstein) – L'immortale e geniale capolavoro comico di Mel Brooks che ha reinventato il mito di Mary Shelley

Mel Brooks e dall'estro creativo di Gene Wilder. Un'opera immortale che non ha bisogno di presentazioni, ma che merita di essere celebrata con tutti i crismi. Uscito nelle sale nel 1974, Frankenstein Junior è molto più di una semplice parodia: è un atto d'amore visivo e filologico nei confronti del cinema horror classico degli anni Trenta. Girato in un bianco e nero sontuoso e utilizzando le stesse identiche scenografie del film originale del 1931, la pellicola segue il dottor Frederick Frankenstein, un stimato neurochirurgo americano e docente universitario che tenta disperatamente di staccarsi dal nome e dalla bizzarra reputazione del nonno Victor. Ereditato il castello di famiglia in Transilvania, il dottore finirà inevitabilmente per cedere al "destino dei Frankenstein", imbarcandosi in un folle esperimento per ridare la vita a un corpo inanimato, spalleggiato da un servitore gobbo di nome Igor e da un'assistente mozzafiato. Un'opera iscritta nel National Film Registry degli Stati Uniti, infarcita di battute entrate di diritto nel linguaggio comune e nella cultura pop mondiale. Titolo originale: Young Frankenstein Anno: 1974 Regia: Mel Brooks Attori principali: Gene Wilder, Marty Feldman, Peter Boyle, Teri Garr, Cloris Leachman, Madeline Kahn Budget: $2.8 milioni — Incassi mondiali: Oltre $86 milioni Si può... fare! Accendete i generatori, fate attenzione al temporale e preparatevi a ridere fino alle lacrime! 🌩️ La Trama: "Ma il dottor Frankenstein...?!" - "Frankenstìn!" New York, anni Settanta. Il brillante professor Frederick Frankenstein (Gene Wilder) è un rinomato neurochirurgo che insegna in una prestigiosa università medica americana. Ossessionato dal voler dimostrare la propria serietà professionale, Frederick si infuria ogni volta che qualcuno gli ricorda il legame di parentela con il suo famigerato nonno, il barone Victor von Frankenstein, al punto da imporre a colleghi e studenti di pronunciare il suo cognome "Frankenstìn". La sua vita ordinaria e rigorosa viene stravolta quando un anziano notaio gli comunica che il nonno è morto, lasciandogli in eredità l'antico castello di famiglia in Transilvania. Nonostante lo scetticismo, il professore decide di partire per l'Europa per sistemare le questioni legali della proprietà. Arrivato alla nebbiosa stazione ferroviaria in Transilvania, Frederick fa la conoscenza dei suoi bizzarri collaboratori locali: Igor (Marty Feldman), un servitore gobbo e strabico che sostiene che la sua gobba continui a spostarsi da una parte all'altra della schiena (e che pronuncia il proprio nome "Aigor" per fare il verso al dottore), e la bellissima Inga (Teri Garr), una bionda e ingenua assistente di laboratorio. Saliti a bordo di un carretto per raggiungere il castello, il gruppo viene accolto all'ingresso della spettrale dimora dalla sinistra e austera governante, Frau Blücher (Cloris Leachman), il cui solo nome terrorizza misteriosamente i cavalli, scatenando nitriti di puro panico ogni volta che viene pronunciato. Durante la prima notte nel castello, Frederick viene svegliato dal suono malinconico di un violino. Seguendo la musica insieme a Inga attraverso i passaggi segreti nascosti dietro le librerie, il dottore scopre il laboratorio sotterraneo segreto di suo nonno. Esaminando gli appunti privati del barone racchiusi nel diario intitolato How I Did It ("Come l'ho fatto"), l'approccio scientifico e razionale di Frederick crolla di colpa: affascinato dalle teorie sulla rianimazione dei tessuti morti, il professore urla al cielo la celeberrima frase "Si può... fare!", decidendo di ricalcare le orme dell'antenato e di creare una nuova vita. Frederick e Igor dissotterrano il corpo di un gigantesco criminale giustiziato per utilizzarlo come base fisica della Creatura (Peter Boyle). Per completare l'opera, il dottore ordina a Igor di recarsi nel vicino archivio scientifico per rubare il cervello del defunto Hans Delbrück, uno scienziato e santo uomo. Tuttavia, nell'oscurità del laboratorio, Igor commette un errore madornale: spaventato dalla propria ombra, fa cadere la caraffa contenente il cervello di Delbrück, distruggendolo. Per non fare infuriare il padrone, il servitore preleva un altro cervello conservato lì vicino, contrassegnato dalla dicitura "Abnormal" (tradotto nello storico doppiaggio italiano come "Abnorme"). Durante una notte di tempesta spaventosa, Frederick attiva i macchinari e i parafulmini del castello, incanalando l'elettricità nel corpo del gigante, che riprende miracolosamente a respirare. La Creatura è viva, ma l'esperimento mostra subito enormi problemi. Il Mostro è gigantesco, violento, terrorizzato dal fuoco e incapace di parlare. Quando Frederick chiede spiegazioni a Igor sul cervello utilizzato, il servitore confessa candidamente di aver preso il cervello di un uomo di nome "Abner Qualcosa... Abner Norme". Il Mostro, infuriato dalle fiamme di un fiammifero acceso da Igor, aggredisce Frederick e fugge dal castello, seminando il panico nel villaggio circostante. Durante la sua fuga, la Creatura vive due incontri indimenticabili: prima si imbatte in una bambina innocente con cui gioca vicino a un pozzo, e poi trova rifugio nella capanna di Abelardo (Gene Hackman in un cameo storico), un eremita cieco e solitario che, nel tentativo maldestro di offrirgli ospitalità, gli rovescia della zuppa bollente sulle ginocchia e gli incendia accidentalmente i sigari, costringendo il Mostro a scappare di nuovo terrorizzato. Frederick riesce a catturare nuovamente la Creatura attirandola nel castello grazie alla dolce melodia del violino. Deciso a dimostrare al mondo che la sua creazione non è un mostro sanguinario ma un essere umano sensibile ed educato, il dottore organizza un sontuoso spettacolo teatrale davanti alla comunità scientifica internazionale. Sul palco, Frederick e il Mostro, vestiti elegantemente in frac e cilindro, si esibiscono in una straordinaria e bizzarra coreografia sulle note della canzone Puttin' On the Ritz. Lo show sembra un successo, ma l'esplosione accidentale di un riflettore sul palco spaventa la Creatura, che va su tutte le furie e viene arrestata dalla polizia guidata dall'ispettore Kemp (Kenneth Mars), un ufficiale stravagante dotato di un braccio meccanico di legno ingovernabile. Il Mostro viene incatenato in prigione, ma riesce a liberarsi quando la viziata, sofisticata e gelosissima fidanzata americana di Frederick, Elizabeth (Madeline Kahn), arriva improvvisamente in Transilvania. La Creatura rapisce Elizabeth e la trascina nel suo rifugio segreto nella foresta. Invece di rimanere terrorizzata, la donna rimane folgorata dalle insospettabili e titaniche doti amatorie del Mostro (celebrando la sua virilità cantando l'aria Ah! Sweet Mystery of Life), innamorandosi perdutamente di lui. Frederick, per risolvere la situazione ed evitare il linciaggio della folla inferocita del villaggio, attira la Creatura al castello per l'ultima volta. Il dottore si sottopone a un pericolosissimo intervento medico di trasferimento parziale della materia cerebrale: sacrifica una parte della sua straordinaria intelligenza scientifica per donarla al Mostro, fornendogli in cambio la capacità di parlare, ragionare e integrarsi nella società civile. Il film si chiude con un doppio e felice lieto fine matrimoniale: il Mostro, ormai colto e raffinato, vive felicemente sposato con Elizabeth leggendo il Wall Street Journal, mentre il dottor Frederick Frankenstein si gode la vita coniugale nel castello insieme alla sua dolce Inga. 🎬 Il Dietro le Quinte: Il bianco e nero e le risate sul set Le scenografie originali del 1931: Mel Brooks e Gene Wilder pretesero che il film avesse lo stesso identico sapore visivo dei classici horror della Universal degli anni '30. Brooks riuscì a rintracciare Kenneth Strickfaden, il leggendario scenografo che aveva creato i complessi macchinari elettrici, le bobine di Tesla e le provette per il Frankenstein originale del 1931 con Boris Karloff. Strickfaden conservava ancora tutta l'attrezzatura nel suo garage e la mise a disposizione della produzione. Brooks lo inserì finalmente nei titoli di coda, cosa che la Universal non aveva fatto quarant'anni prima. Le improvvisazioni e le risate sul set: Il film nacque da un'idea di Gene Wilder, che scrisse la sceneggiatura a quattro mani con Mel Brooks. Molte delle scene più famose furono totalmente improvvisate dagli attori sul set. La celeberrima gag in cui Igor sposta la gobba da destra a sinistra fu un'invenzione estemporanea di Marty Feldman, che lo fece di nascosto per diverse settimane finché Wilder non se ne accorse. Le riprese venivano continuamente interrotte perché la troupe e gli attori scoppiavano a ridere; Mel Brooks era costretto a mordere un fazzoletto per non rovinare le tracce audio con le sue risate. 🏆 Un Successo Immortale e il Doppiaggio Italiano A fronte di un budget ridottissimo di meno di 3 milioni di dollari, il film fu un trionfo colossale al botteghino, incassando oltre 86 milioni di dollari solo negli Stati Uniti e diventando uno dei film più redditizi del 1974. Ottenne anche due nomination ai Premi Oscar (Miglior sceneggiatura non originale e Miglior sonoro). Un capitolo a parte merita lo straordinario adattamento e doppiaggio italiano, curato dal mitico Mario Maldesi. Battute come "Lupoululà e castellolulì", "Rimetta a posto la candela", "Potrebbe esser peggio... potrebbe piovere!" o lo scambio sul cervello "Abnorme" sono diventate dei veri e propri tormentoni culturali in Italia, spesso superando in genialità e musicalità le battute della sceneggiatura originale in lingua inglese. 🔍 Il Verdetto di Gio Frankenstein Junior non è solo una parodia: è la parodia perfetta, il manuale di come si scrive una commedia immortale. Mel Brooks firma il suo capolavoro visivo, supportato dalla fotografia meravigliosa di Gerald Hirschfeld che ricrea un'atmosfera gotica sublime. Gene Wilder è perfetto nella sua folle transizione da medico distaccato a scienziato pazzo isterico, ma Marty Feldman con i suoi occhi magnetici e Peter Boyle nei panni del Mostro regalano interpretazioni monumentali. Un film in cui ogni singola inquadratura, ogni pausa comica e ogni singola battuta funzionano a memoria d'uomo, un cult eterno da tramandare di generazione in generazione.

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