Giochi Stellari (1984): quando un videogioco era un vero test di reclutamento spaziale
C'è un'idea al centro di Giochi Stellari così semplice e così perfetta che sorprende non averla vista prima — e non averla vista meglio dopo. E se il videogioco che stai giocando in sala giochi non fosse un gioco? E se fosse un test reale per reclutare il miglior pilota della galassia?
Nel 1984 questa idea era rivoluzionaria. Oggi, nell'era degli esport e delle simulazioni militari digitali, sembra quasi profetica.
La storia
Alex è un ragazzo normale cresciuto in un campo di baracche sperduto nella natura americana. La sua unica via di fuga dalla monotonia è un cabinato arcade — Starfighter, un simulatore di battaglie spaziali in cui bisogna distruggere ogni minaccia aliena. Alex è il campione indiscusso del gioco. Quando finalmente supera l'ultimo livello, arriva un uomo misterioso di nome Centauri che si presenta come uno dei produttori del gioco.
Ma Centauri non è un produttore. È un reclutatore. E il videogioco non era un gioco.
Alex viene portato nello spazio — letteralmente — e arruolato nella Lega Stellare, una vera unione planetaria che difende la galassia da Xur e dall'armata Ko-dan. Il problema è che Alex non vuole essere un eroe. Vuole tornare a casa. E nel frattempo, un cacciatore di taglie sta già cercando di ucciderlo sulla Terra.
Il clone
Uno dei dettagli più originali del film è la soluzione al problema — per non far notare la sparizione di Alex sulla Terra, Centauri lascia al suo posto un clone alieno che deve spacciarsi per lui. Il clone — goffo, confuso, assolutamente impreparato alla vita umana — diventa uno dei personaggi più divertenti del film. Deve gestire la famiglia di Alex, la fidanzata, i vicini, senza capire nulla delle dinamiche umane.
È una sottotrama comica in un film d'azione fantascientifico — e funziona perfettamente.
L'ultimo Starfighter
Quando Alex arriva alla base della Lega Stellare scopre la notizia peggiore — tutti i piloti sono stati uccisi in un attacco improvviso. È rimasto solo lui. Un ragazzo di un campo di baracche del Nevada che ha imparato a volare su un cabinato arcade.
La trasformazione di Alex da ragazzo spaventato a pilota capace è il cuore emotivo del film. Non è un eroe nato — diventa un eroe perché non ha scelta, e perché al suo fianco c'è Grig, il co-pilota alieno che crede in lui più di quanto lui creda in se stesso.
La battaglia finale — nascondersi in un asteroide con i motori spenti, lasciare passare l'intera armata, poi attaccare di sorpresa — è una sequenza che ancora oggi regge benissimo.
Un primato storico
Giochi Stellari è ricordato per un motivo preciso nella storia del cinema — è stato uno dei primi film a usare la computer grafica per gli effetti speciali, e il primo a mostrare battaglie spaziali interamente in CGI. Nel 1984 quello che si vede sullo schermo era fantascienza anche dal punto di vista tecnico. Gli stessi computer usati per renderizzare le sequenze spaziali erano macchine da milioni di dollari che occupavano intere stanze.
Guardandolo oggi la CGI mostra i suoi anni — ma questo fa parte del fascino. Stai vedendo i primi passi di una tecnologia che ha poi cambiato tutto il cinema.
Il finale
Alex torna sulla Terra per salutare la famiglia. Chiede alla fidanzata Maggie di seguirlo nello spazio. Lei rifiuta, poi ci ripensa — spronata dalla nonna con una semplicità disarmante. L'astronave decolla con entrambi.
L'ultima inquadratura è il fratellino di Alex che corre verso il cabinato del gioco. Il ciclo ricomincia.
Perché rivederlo oggi
Giochi Stellari è un film che sa di anni 80 in ogni fotogramma — e questo è esattamente il suo pregio. È ottimista, avventuroso, convinto che un ragazzo normale possa fare cose straordinarie se ci crede abbastanza. Un messaggio semplice raccontato con energia e affetto.
In Italia il titolo Giochi Stellari non aiuta — pochissimi lo collegano all'originale The Last Starfighter. Eppure chiunque lo abbia visto da bambino lo ricorda con un sorriso.
Titolo originale: The Last Starfighter Anno: 1984 Regia: Nick Castle Attori principali: Lance Guest, Dan O'Herlihy, Catherine Mary Stewart
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