Hardware Anno: 1990 Regia: Richard Stanley Attori principali: Dylan McDermott, Stacey Travis Cameo: Lemmy Kilmister, Iggy Pop, Carl McCoy, GWAR Budget: $1,5 milioni — Incassi mondiali: $6 milioni

Ci sono film che nascono ai margini del sistema cinematografico — budget ridottissimo, nessuna star, nessuna garanzia di distribuzione — e diventano qualcosa di più grande di quello che erano destinati a essere. Hardware è uno di questi. Esordio del regista sudafricano Richard Stanley, girato in totale autonomia con mezzi limitati, è diventato nel tempo un cult del cyberpunk horror che influenzò una generazione di registi e designer. E ha una lista di cameo nascosti che pochissimi conoscono. La storia Un futuro non troppo lontano. La Terra è desertificata, avvelenata dall'inquinamento, devastata da una guerra infinita. Mo Baxter — ex soldato — porta alla sua fidanzata Jill, scultrice di metalli, la testa di un robot trovata nel deserto come regalo di Natale. Jill la incorpora in una scultura. Il robot inizia a riassemblarsi usando i pezzi metallici dello studio. Il M.A.R.K. 13 — questo il nome in codice del robot — è un cyborg militare progettato per il genocidio di massa. Programmato per uccidere tutto quello che trova. E il suo punto debole, scoperto quasi per caso, è l'umidità. Il M.A.R.K. 13 e il Vangelo Il nome del robot non è casuale — è un riferimento diretto al Vangelo secondo Marco, capitolo 13. Nel film Mo sfoglia la Bibbia e si ferma proprio a quel versetto, leggendolo ad alta voce: "nessuna carne verrà risparmiata." È la chiave di tutto — il robot è letteralmente il compimento di una profezia biblica distorta, uno strumento di sterminio progettato dal governo per risolvere il problema della sovrappopolazione. L'Apocalisse non arriva dall'esterno. È stata costruita in laboratorio. Il finale — una trasmissione radio che annuncia che il M.A.R.K. 13 è stato approvato dal governo e sarà prodotto in serie — è uno dei finali più freddi e disturbanti del cinema horror degli anni 90. Non c'è salvezza. C'è solo la consapevolezza che quello che ha quasi ucciso Jill è solo il prototipo. Le curiosità nascoste — il cast dei cameo Hardware è famoso tra i conoscitori per una serie di cameo che quasi nessuno nota durante la prima visione. Lemmy Kilmister dei Motörhead appare come tassista — e nella sua scena si sente in sottofondo Ace of Spades, il brano più iconico della band. Non è un caso — è una scelta deliberata e affettuosa del regista. Iggy Pop appare come telepredicatore invasato — ma solo come voce, trasmessa dalla radio della stazione WAR. Chi conosce la voce di Iggy Pop la riconosce immediatamente. Chi non la conosce non si accorge di niente. Carl McCoy dei Fields of the Nephilim — band gothic rock britannica degli anni 80 — interpreta il nomade che vende i resti del robot all'inizio del film. Con il suo aspetto da cowboy post-apocalittico è il personaggio visivamente più iconico dell'apertura. I GWAR — la band heavy metal americana famosa per i costumi mostruosi — compaiono in televisione mentre suonano Stigmata dei Ministry. La colonna sonora La colonna sonora di Hardware è un documento sonoro dell'underground rock e metal degli anni 90 — Ministry, PIL, Motörhead, Fields of the Nephilim. Non è una colonna sonora composta per il film — è una selezione curata di musica reale che costruisce un'atmosfera industriale e disturbante perfettamente in linea con l'estetica visiva. È uno dei pochi film horror dove la colonna sonora ha la stessa forza delle immagini. L'estetica cyberpunk Hardware è ambientato in un futuro che non ha la pulizia sterile della fantascienza classica. È sporco, arrugginito, sovrappopolato, avvelenato. Le persone misurano la radioattività con contatori Geiger prima di aprire la porta. I vicini spiano con il telescopio. Il governo pianifica genocidi di massa come soluzione burocratica alla sovrappopolazione. È un cyberpunk senza speranza — non il cyberpunk eroico di Blade Runner, ma quello distopico e claustrofobico di un mondo che ha già perso. Richard Stanley Hardware fu l'esordio di Richard Stanley — regista sudafricano che aveva già realizzato video musicali per band come Fields of the Nephilim. Girò il film in totale autonomia, con un budget ridottissimo, e riuscì a creare qualcosa che sembrava molto più costoso di quello che era grazie a una regia visivamente inventiva e a scelte creative coraggiose. La sua carriera successiva fu travagliata — il film successivo fu L'Isola del Dottor Moreau del 1996, da cui fu rimosso dopo pochi giorni di riprese in circostanze mai del tutto chiarite. Tornò alla regia solo nel 2019 con Color Out of Space, adattamento di Lovecraft con Nicolas Cage. Perché rivederlo oggi Hardware è uno di quei film che invecchiano al contrario — più passa il tempo, più la sua visione distopica sembra credibile. Un governo che approva robot omicidi per gestire la sovrappopolazione, una società che misura la radioattività nell'aria come routine quotidiana, individui isolati in appartamenti mentre il mondo fuori collassa. In Italia è quasi completamente sconosciuto — il titolo Hardware - Metallo Letale non evoca nulla di specifico e pochissimi articoli seri esistono sul film. Eppure per chi ama il cyberpunk horror e la musica underground degli anni 90 è una delle scoperte più dense e originali che si possano fare.

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