I soliti sospetti – Il puzzle noir definitivo che ha consacrato il mito di Keyser Söze
Accendiamo le lampade della sala interrogatori, prepariamo la nostra tazza di caffè bollente e, soprattutto, teniamo gli occhi incollati sui minimi dettagli dell'ufficio del capitano: quando la bugia è perfetta, la verità svanisce nell'aria proprio come un fantasma! I soliti sospetti (The Usual Suspects, 1995).
Diretto da un giovanissimo e ispiratissimo Bryan Singer (al suo secondo lungometraggio) e scritto da quel genio di Christopher McQuarrie (premiato con l'Oscar per questa sceneggiatura), il film mette in scena un cast corale di "facce da schiaffi" in uno stato di grazia spaventoso: un immenso Gabriel Byrne, un memorabile Benicio del Toro (con la sua parlata strascicata improvvisata), Chazz Palminteri, Kevin Pollak, Stephen Baldwin e un monumentale, strabiliante Kevin Spacey nei panni dello storpio Verbal Kint, un'interpretazione magistrale che gli valse il suo primo premio Oscar.
Ci sono film che si guardano per la storia e film che si guardano per il puro piacere di farsi ingannare dal regista. Uscito nelle sale americane nell'agosto del 1995 (e arrivato in Italia il 5 gennaio del 1996), I soliti sospetti è un capolavoro assoluto di scrittura e montaggio. Bryan Singer mette in scena un thriller labirintico costruito interamente su flashback, sguardi e omissioni, trasformando un classico interrogatorio di polizia in una monumentale e ipnotica favola nera. Al centro di tutto non c'è solo una borsa piena di soldi o una nave in fiamme, ma l'evocazione di una figura mitologica, quasi soprannaturale, capace di incarnare l'essenza stessa del male: il misterioso e terrificante Keyser Söze.
💼 La Trama: Il confronto all'americana, il massacro del porto e il racconto di Verbal
Nel porto di San Pedro, a Los Angeles, una nave mercantile utilizzata dai trafficanti di droga viene devastata da una spaventosa esplosione che lascia sul terreno ventisette cadaveri e solo due sopravvissuti: un marinaio ungherese ridotto in fin di vita con ustioni gravissime e Roger "Verbal" Kint (Kevin Spacey), un piccolo truffatore affetto da una vistosa emiparesi sinistra. Per fare luce sul massacro, l'agente speciale dell'ufficio doganale Dave Kujan (Chazz Palminteri) stringe un accordo con il procuratore per trattenere Verbal nel suo ufficio e interrogarlo in segreto, convinto che la chiave di tutto sia Dean Keaton (Gabriel Byrne), un ex poliziotto corrotto apparentemente morto nell'esplosione.
Verbal, terrorizzato e logorroico, comincia così a raccontare gli eventi partendo da sei mesi prima, quando cinque criminali incalliti – lo stesso Verbal, l'algido Keaton, l'irascibile McManus (Stephen Baldwin), il suo partner Fenster (Benicio del Toro) e l'esperto di esplosivi Hockney (Kevin Pollak) – si erano ritrovati casualmente ammassati nella stessa cella della polizia di New York per un banale confronto all'americana ("I soliti sospetti"). Per vendicarsi del sopruso, la banda decide di unire le forze per mettere a segno un colpo miliardario ai danni di un gruppo di poliziotti corrotti. Il successo dell'operazione li spinge a trasferirsi a Los Angeles, dove però vengono intercettati dal misterioso avvocato Kobayashi (Pete Postlethwaite). Quest'ultimo rivela di lavorare per Keyser Söze, un leggendario e spietato boss della malavita turca di cui nessuno conosce il vero volto, che i cinque criminali hanno inconsapevolmente derubato in passato. Per saldare il loro debito di sangue, Söze chiede un'ultima, suicida missione: assaltare la nave nel porto di San Pedro e distruggere un carico di droga da novanta milioni di dollari appartenente ai suoi rivali argentini. Ma mentre l'agente Kujan è convinto di aver finalmente compreso l'identità del misterioso boss, i dettagli sparsi nell'ufficio stanno per comporre un mosaico finale totalmente diverso.
🎬 Dietro le quinte: Risate incontrollabili, sguardi ingannatori e la parodia di Benicio
Dietro la realizzazione di questo perfetto ingranaggio noir si nascondono aneddoti esilaranti e trucchi psicologici pazzeschi usati dal regista sul cast:
La scena del confronto totalmente improvvisata: La celeberrima scena in cui i cinque protagonisti sono in fila per il confronto all'americana e devono pronunciare la frase "Dammi le chiavi, pezzo di m..." doveva essere una scena drammatica e tesa. Tuttavia, durante le riprese, gli attori non riuscivano a rimanere seri a causa delle continue flatulenze di Benicio del Toro sul set. Dopo un'intera giornata di ciak andati a vuoto a causa delle risate incontrollabili del cast, Bryan Singer si arrese e decise di montare le riprese reali in cui gli attori ridono e si prendono in giro, rendendo la scena una delle più memorabili e spontanee del cinema anni Novanta.
L'inganno globale di Bryan Singer: Per ottenere delle interpretazioni autentiche e cariche di ambiguità, il regista Bryan Singer compì un colpo di genio: convinse quasi tutti gli attori protagonisti di essere loro il vero Keyser Söze. Gabriel Byrne era così matematicamente sicuro che Söze fosse il suo personaggio (Dean Keaton) che, durante la prima proiezione privata del film, quando scoprì la reale identità del boss, si alzò dalla poltrona e andò furioso nel parcheggio a litigare con il regista, scioccato dall'inganno.
La parlata incomprensibile di Fenster: Quando Benicio del Toro lesse la sceneggiatura, si rese conto che il suo personaggio, Fenster, era fondamentalmente inutile ai fini della trama e destinato a morire per primo. Per renderlo indimenticabile, l'attore propose al regista di recitare tutte le sue battute con un accento strascicato, biascicato e totalmente incomprensibile. Singer accettò e la cosa funzionò così bene che nel film gli altri personaggi faticano realmente a capire cosa Fenster stia dicendo.
💰 Il Bilancio Finanziario: Un miracolo di indipendenza economica
Budget di Produzione (Costi): Ridottissimo per gli standard del genere, pari a appena 6.000.000 $. Per risparmiare sui costi di produzione, il film venne girato in soli 35 giorni utilizzando location reali a Los Angeles e New York, mentre molti degli attori accettarono una forte riduzione del cachet iniziale pur di partecipare al progetto, attirati dalla qualità monumentale della sceneggiatura.
Incasso Globale (Ricavi): Grazie al passaparola travolgente e al trionfo al Festival di Cannes (dove venne presentato fuori concorso), il film si trasformò in un successo commerciale planetario. Solo negli Stati Uniti portò a casa oltre 23 milioni di dollari, chiudendo la sua corsa mondiale a quota 51.300.000 $. Un ritorno economico gigantesco che moltiplicò per quasi dieci volte l'investimento iniziale della produzione.
🔍 Il Verdetto di Gio
I soliti sospetti è un saggio accademico su come si scrive, si gira e si monta un thriller perfetto. La sceneggiatura di Christopher McQuarrie è un labirintico gioco di prestigio in cui ogni singola frase pronunciata da Verbal Kint nasconde un doppio fondo. Il cast corale funziona con la precisione di un'orchestra sinfonica, ma la vera stella polare del film è un Kevin Spacey monumentale, capace di passare in un secondo dall'essere una vittima indifesa, fragile e patetica al trasformarsi nel predatore più astuto del pianeta. La sequenza finale della camminata, accompagnata dalle note enfatiche di John Ottman, è storia del cinema pura, un momento talmente perfetto che ridefinisce l'intera esperienza cinematografica dello spettatore. Un film immenso, cinico e semplicemente leggendario.
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