Il Giorno degli Zombi (1985): Romero sotto terra — il capitolo più feroce e il più incompreso della saga

 George Romero ha costruito la sua saga dei morti viventi come un documento sociologico mascherato da horror. La Notte dei Morti Viventi parlava del Vietnam e del razzismo. Zombi parlava del consumismo. Il Giorno degli Zombi parla delle follie dell'era Reagan — della militarizzazione della società, della scienza asservita al potere, e di cosa succede quando gli esseri umani si rinchiudono in un bunker e iniziano a distruggersi da soli mentre il mondo finisce fuori.

È il capitolo più cupo, più violento e più scomodo della trilogia originale. Ed è probabilmente il più sottovalutato.

La storia

I morti viventi dominano il pianeta da tempo. Un piccolo gruppo di sopravvissuti — scienziati e soldati — si è rifugiato in una base militare sotterranea nelle Everglades della Florida. Gli scienziati cercano una soluzione. I soldati li proteggono. O almeno, questa è la teoria.

La realtà è diversa. Le provviste diminuiscono. Le comunicazioni con altri sopravvissuti si sono interrotte. Le ricerche non avanzano. E la tensione tra i due gruppi è arrivata al punto di rottura.

Quando il Capitano Rhodes assume il comando della base — con la minaccia esplicita di uccidere chiunque si opponga — il vero nemico del film diventa chiaro. Non sono gli zombi fuori dalla base. Sono gli esseri umani dentro.

Il dottor Logan e Bub

Il cuore scientifico e emotivo del film è il dottor Logan — soprannominato Frankenstein dai soldati per via dei suoi esperimenti sugli zombi. Logan è convinto che sia possibile addestrare i morti viventi, che abbiano ancora tracce di memoria e comportamento umano che possono essere risvegliate.

La sua prova è Bub — uno zombie docile che ascolta la musica, maneggia una pistola, fa il saluto militare. Che reagisce emotivamente alla morte del suo addestratore con qualcosa che somiglia alla disperazione.

Bub è uno dei personaggi più originali dell'horror degli anni 80. Non è un mostro — è qualcosa di più inquietante. È un essere umano che non esiste più, ma che non è ancora completamente sparito. La sua relazione con Logan è la parte più umana di un film pieno di persone che hanno smesso di esserlo.

Rhodes — il vero mostro

Il Capitano Rhodes è uno dei villain più odiosi della storia del cinema horror — non perché sia soprannaturale, ma perché è completamente umano. È il militare che usa il potere come fine invece che come mezzo. Che abbandona i propri soldati quando la situazione diventa pericolosa. Che uccide gli scienziati quando diventano scomodi.

È la critica di Romero all'era Reagan messa in forma umana — il potere militare che si prende quello che vuole e non risponde a nessuno.

La scelta di Romero

La storia della produzione del film è significativa. I produttori volevano un film con rating R — vietato ai minori, come i capitoli precedenti — in cambio di 7 milioni di dollari di budget. Romero rifiutò. Preferì ridimensionare il progetto a 3 milioni, accettare il rating NC-17 — vietato ai minori senza eccezioni — e mantenere la libertà artistica totale.

Il risultato è il capitolo più feroce della saga — con sequenze splatter al limite della sopportazione che ancora oggi colpiscono. Non violenza gratuita — violenza con una funzione narrativa precisa, che dice qualcosa su chi siamo e cosa siamo capaci di fare.

Il finale

Miguel — sull'orlo della follia per la perdita del braccio e lo stress accumulato — apre i cancelli della base, permettendo agli zombi di entrare. È un atto di disperazione totale, forse l'unico modo che ha trovato per mettere fine alla sua sofferenza.

Nel caos che segue, Rhodes abbandona i suoi soldati e cerca di mettersi in salvo. Incontra Bub — che lo spara più volte per vendicare Logan. Ferito, Rhodes finisce tra le braccia dell'orda di zombi che lo divorano vivo.

È uno dei finali più catartici della saga — la vendetta non arriva da un eroe, arriva da uno zombie che ha imparato a ricordare chi lo amava.

Sarah, Bill e John scappano sull'elicottero e raggiungono un'isola deserta senza morti viventi. Nel finale Sarah segna i giorni sul calendario. Sono vivi. Per quanto ancora — non si sa.

Perché rivederlo oggi

Il Giorno degli Zombi è il capitolo di Romero che invecchia meglio perché parla di qualcosa di universale — il modo in cui le istituzioni si corrompono sotto pressione, il modo in cui il potere militare schiaccia la conoscenza scientifica, il modo in cui gli esseri umani si distruggono tra loro mentre il vero pericolo è fuori dalla porta.

In Italia è il meno conosciuto della trilogia originale. La maggior parte degli articoli lo tratta come un capitolo minore — meno iconico della Notte, meno culturalmente rilevante di Zombi. Ma per chi lo guarda senza pregiudizi è il film più maturo e coraggioso che Romero abbia mai fatto.

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