Il padrino – L’opera d’arte totale che ha riscritto la storia del cinema

Ci sono pellicole che fanno la storia del cinema e poi c’è Il padrino. Uscito nelle sale nel 1972 e diretto da un monumentale Francis Ford Coppola, questo film non è semplicemente una pietra miliare del genere gangster, ma una spietata ed elegante tragedia greca sul potere, sulla famiglia e sulla corruzione dell'anima. Liberamente ispirato al best seller di Mario Puzo, il lungometraggio ha unito la magnificenza visiva alla perfezione recitativa, diventando un fenomeno culturale eterno, oggi stabilmente posizionato ai vertici delle classifiche dei film più belli di tutti i tempi. Andiamo a riscoprire i segreti, le faide e i trionfi di questo capolavoro immortale: 🌹 La Trama: L'impero di Don Vito e la dolorosa ascesa di Michael New York, 1945. Don Vito Corleone (Marlon Brando) è il potente e rispettato padrino di una delle cinque famiglie mafiose italo-americane della città. Il suo immenso impero poggia sul controllo del gioco d’azzardo illegale, sui racket sindacali e su una fitta rete di favori basati sull’"amicizia" e la lealtà assoluta. Ad affiancarlo nella gestione degli affari ci sono l'iracondo primogenito Sonny (James Caan), l'ingenuo Fredo (John Cazale) e il brillante figliastro Tom Hagen (Robert Duvall), un avvocato che funge da "consigliere". L'unico a tenersi ostinatamente fuori dai loschi affari di famiglia è il terzogenito Michael (Al Pacino), stimato eroe decorato della seconda guerra mondiale. L'equilibrio della criminalità newyorkese si spezza quando il narcotrafficante Virgil "Il Turco" Sollozzo (Al Al Lettieri) chiede l'appoggio finanziario e la protezione legale dei Corleone per avviare un imponente traffico di droga. Al fermo rifiuto di Don Vito – che considera la droga un affare troppo sporco in grado di alienargli le simpatie dei politici – Sollozzo risponde scatenando una guerra sanguinaria. Il boss scampa miracolosamente a un terribile attentato per strada, mentre il suo fedele sicario Luca Brasi viene brutalmente strangolato. Di fronte al pericolo di vedere il padre assassinato persino in ospedale, Michael decide di scendere in campo: tende un tranello a Sollozzo e al capitano di polizia corrotto McCluskey, uccidendoli a sangue freddo in un ristorante di Midtown. Costretto a fuggire in Sicilia per evitare l'arresto, Michael si innamora e sposa la giovane Apollonia (Simonetta Stefanelli), la quale rimarrà tragicamente uccisa in un attentato dinamitardo originariamente destinato a lui. Nel frattempo a New York la faida si inasprisce e Sonny cade in un'imboscata mortale a un casello autostradale, tradito dal cognato Carlo Rizzi. Rientrato in America dopo che Don Vito ha siglato una tregua precaria con le altre famiglie, Michael assume la guida dei Corleone mentre il padre si ritira a vita privata prima di morire per un malore nel 1955. Michael sposa la vecchia fidanzata Kay Adams (Diane Keaton) e, muovendosi con straordinaria e fredda lungimiranza strategica, pianifica la sua vendetta totale. Sfruttando il giorno del battesimo del nipote, Michael fa assassinare contemporaneamente tutti i capi delle famiglie rivali e il viscido Moe Greene, ordinando infine lo strangolamento del traditore Carlo. Il film si chiude con l'iconica e raggelante sequenza in cui Michael mente spudoratamente a Kay sui suoi omicidi, mentre l'inquadratura si stringe su di lui che riceve i deferenti omaggi come nuovo, assoluto, Padrino. 🎬 Dietro le quinte: Una produzione sull'orlo del baratro La lavorazione de Il padrino è stata a sua volta una vera e propria epopea, caratterizzata da feroci contrasti tra il regista e la produzione: I dubbi della Paramount e il rifiuto di Sergio Leone: Sulla scia del flop del precedente film di mafia La fratellanza, la Paramount Pictures era terrorizzata dall'idea di finanziare un altro film simile. Per la regia si pensò inizialmente a Sergio Leone, che però rifiutò per dedicarsi a C'era una volta in America. La scelta cadde sul trentaduenne Francis Ford Coppola solo perché era economico e italo-americano. Lo sforamento del budget e il rischio licenziamento: Coppola dovette lottare per ogni singola scelta artistica. Rifiutò di ambientare il film negli anni '72 per mantenerlo nel dopoguerra e impose le costose riprese a New York anziché nella più economica Saint Louis. Il budget schizzò così da 2,5 a quasi 7 milioni di dollari. La Paramount fu più volte sul punto di licenziare Coppola a causa delle sue insistenze sui casting e delle continue ripetizioni della scena dell'omicidio di Sollozzo. Il cotone di Brando e il "no" a Pacino: La produzione non voleva né Marlon Brando (ritenuto al tramonto) né lo sconosciuto Al Pacino (giudicato troppo basso). Brando ottenne la parte stupendo tutti al provino: si infilò del cotone in bocca per appesantire le guance e darsi una faccia da bulldog anziano. Pacino, invece, fu difeso a oltranza da Coppola e dallo stesso Brando, che minacciò di abbandonare il set se il regista fosse stato rimpiazzato. L'accordo con la vera Mafia: Joseph Colombo e la Lega dei diritti civili degli italoamericani intentarono una campagna di boicottaggio contro il film. Il produttore Albert S. Ruddy giunse a un accordo: la parola "mafia" fu totalmente rimossa dal copione. Molti veri esponenti della malavita frequentarono il set come comparse o attori; tra questi Lenny Montana (Luca Brasi), ex campione di wrestling e guardia del corpo della famiglia Colombo. Gesta folli e teste mozzate: Marlon Brando adorava fare scherzi: nella scena in cui i portantini devono trasportarlo in barella nella sua camera dopo l'ospedale, Brando nascose dei pesi di piombo sotto le coperte arrivando a pesare quasi 300 kg complessivi. La celeberrima testa di cavallo mozzata nel letto di Jack Woltz era invece reale e proveniva da un mattatoio, scatenando non poche proteste da parte degli animalisti. 🎼 Una Colonna Sonora leggendaria Le musiche del film portano la firma del maestro Nino Rota, capace di evocare con le sue melodie la profonda e malinconica tragedia della cultura siciliana e della criminalità. Nonostante il produttore Robert Evans la ritenesse inizialmente "troppo intellettuale", le composizioni di Rota (integrate da brani del padre di Coppola, Carmine) sono entrate di diritto nella storia della cultura pop mondiale. 🏆 Premi, Record e la Protesta Storica agli Oscar Presentato in anteprima mondiale il 15 marzo 1972 a New York, il film ottenne un successo travolgente al botteghino e fece incetta di nomination. Su dieci candidature totali, conquistò tre premi Oscar: Miglior film, Miglior sceneggiatura non originale e Miglior attore protagonista a Marlon Brando. La notte della consegna entrò nella storia proprio per il gesto di Brando: in segno di aperta protesta contro le ingiustizie e le discriminazioni subite dai nativi americani a Hollywood, l'attore boicottò la cerimonia e mandò al suo posto l'attrice di origine Apache Sacheen Littlefeather a rifiutare pubblicamente la celebre statuetta. 🔍 Il Verdetto di Gio Cosa si può dire ancora su Il padrino che non sia già stato scritto? Il capolavoro di Coppola è un saggio perfetto di cinema totale: la fotografia scura e caravallesca di Gordon Willis gioca magistralmente con i contrasti tra le ombre del potere e la luce della Sicilia, mentre la sceneggiatura non sbaglia un singolo colpo. Brando iconico, Pacino monumentale e una regia d'altri tempi rendono questa pellicola un testo sacro irrinunciabile per chiunque ami la settima arte. Un capolavoro assoluto, senza tempo e senza difetti.

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