Il tagliaerbe – L'alba della realtà virtuale tra horror cyberpunk e onnipotenza digitale
All'inizio degli anni Novanta, mentre i computer entravano timidamente nelle case e internet muoveva i primi passi, il cinema provava a immaginare i confini della mente umana fusa con i circuiti integrati. Diretto nel 1992 da Brett Leonard, Il tagliaerbe si è imposto come un cult generazionale assoluto. Interpretato da Jeff Fahey e da un pre-James Bond Pierce Brosnan, la pellicola non è solo un thriller fantascientifico, ma un viaggio pionieristico (e visivamente lisergico) all'interno del cyberspazio che ha anticipato riflessioni modernissime sulla transumanità e l'onnipotenza digitale.
Ecco la recensione completa, ricca di curiosità storiche, per i tuoi lettori:
🎮 La Trama: Da giardiniere a "Dio Virtuale"
Il dottor Lawrence Angelo (Pierce Brosnan) lavora per la Virtual Space Industries al "Progetto 5", una serie di esperimenti militari volti ad aumentare le capacità cerebrali dei primati attraverso un mix di droghe neurotrope e immersioni totali nella realtà virtuale. Quando lo scimpanzé cavia manifesta istinti violentissimi e viene ucciso, il progetto subisce una battuta d'arresto e il dottore viene messo in pausa forzata. Frustrato dal fallimento e abbandonato dalla moglie che si sente trascurata, il dottor Angelo decide di proseguire gli esperimenti in segreto nel seminterrato di casa.
Come nuova cavia sceglie Jobe Smith (Jeff Fahey), il giardiniere del quartiere. Jobe è un giovane con disabilità intellettiva, un'anima innocente che subisce continui abusi e umiliazioni quotidiane da parte di chi lo circonda: il violento prete Francis McKeen che lo ha cresciuto, il brutale muratore Harold Parkette e il viscido benzinaio Jake Simpson. Sotto le cure del dottor Angelo, il cervello di Jobe subisce un'evoluzione sbalorditiva: il suo QI si impenna, impara il latino in due ore, diventa imbattibile nei videogiochi e sviluppa incredibili poteri latenti di telepatia e telecinesi.
Tuttavia, i superiori di Angelo scoprono l'esperimento e sostituiscono segretamente i farmaci di Jobe con quelli aggressivi del progetto militare. Jobe si trasforma così in un genio del male pervaso da un delirio di onnipotenza. Inizia a vendicarsi spietatamente dei suoi aguzzini: rende folle la fidanzata Marnie durante un amplesso virtuale, brucia vivo Padre McKeen, fa a pezzi Harold Parkette con una falciatrice e "riprogramma" il cervello del benzinaio Jake lasciandolo con una grave disabilità. Ormai privo di freni inibitori, Jobe decide di abbandonare la sua forma umana per digitalizzarsi nel mainframe della VSI sotto forma di "pura energia", puntando a controllare tutte le reti di comunicazione mondiali. Toccherà ad Angelo tentare una disperata corsa contro il tempo per intrappolarlo nel sistema prima che il laboratorio salti in aria, ma il finale riserva un brivido globale: proprio mentre il dottore si mette in salvo, tutti i telefoni del mondo iniziano a squillare all'unisono. Jobe è libero.
🎬 Dietro le quinte: La furia di Stephen King e la rivoluzione CGI
La produzione del film è legata a doppio filo a una celebre controversia legale e a sforzi tecnologici titanici per l'epoca:
La causa di Stephen King: La sceneggiatura originale, scritta dal regista insieme alla moglie Gimel Everett, si intitolava originariamente Cyber God e non aveva alcun legame con Stephen King. La casa di distribuzione New Line Cinema, tuttavia, decise di unire la sceneggiatura a elementi di un racconto minore di King, intitolato appunto "Il tagliaerbe", per sfruttarne il nome come traino commerciale. Il Re del Brivido, infuriato per il fatto che il tema della realtà virtuale non c'entrasse assolutamente nulla con la sua opera, intentò e vinse una causa legale per far rimuovere il proprio nome dai crediti e dal materiale promozionale.
Effetti speciali pionieristici: Gli storici otto minuti di sequenze in computer grafica presenti nel film richiesero otto mesi di lavorazione intensiva da parte di un team di appena sette persone, assorbendo un budget specifico di 500.000 dollari. Inoltre, per le riprese venne appositamente progettato e costruito un vero tagliaerbe teleguidato.
Il cambio di look mancato: Nei piani originali, i capelli del protagonista Jobe dovevano essere di un rosso acceso dopo la trasformazione, ma l'idea venne accantonata perché la tinta applicata sui capelli dell'attore Jeff Fahey non restituiva un effetto realistico davanti alla macchina da presa.
📈 L'Accoglienza, il Sequel e l'eredità nei Videogiochi
Al suo debutto nei cinema americani, il film si piazzò a un ottimo secondo posto al botteghino. Ciononostante, l'accoglienza della critica fu generalmente fredda e negativa, come testimonia il 38% di recensioni positive registrato sull'aggregatore Rotten Tomatoes. Nonostante le recensioni tiepide, il successo commerciale spinse la produzione a realizzare un seguito nel 1996, intitolato Il tagliaerbe 2 - The Cyberspace (Lawnmower Man 2: Beyond Cyberspace), diretto da Farhad Mann.
Il film ha lasciato un'impronta indelebile anche nel mondo dei videogiochi:
The Lawnmower Man (1993): A meno di un anno dall'uscita nelle sale, Coconuts Japan pubblicò un omonimo titolo d'azione per Mega Drive, Mega CD, Super Nintendo, PC e Game Boy. Il gioco permetteva di impersonare il Dr. Angelo o Carla Parkette (la madre del piccolo Peter) alternando classiche fasi da sparatutto a scorrimento orizzontale a corse tridimensionali nel modulo di realtà virtuale per fermare Jobe.
Cyberwar (1994): Nel 1994 uscì un secondo titolo per PC intitolato Cyberwar, interamente ispirato alle atmosfere e alle grafiche digitali della pellicola.
🔍 Il Verdetto di Gio
Visto oggi, Il tagliaerbe mostra inevitabilmente il fianco a una computer grafica datata e a un'ingenuità estetica tipica dei primi anni novanta, eppure conserva un fascino nostalgico magnetico. Il merito è della regia visionaria di Brett Leonard, capace di confezionare un Frankenstein moderno in chiave informatica. La discesa nei meandri del cyberspazio e il delirio di onnipotenza di Jeff Fahey tengono alto il ritmo, regalando sequenze horror iconiche (come la vendetta della falciatrice). Un film imperfetto ma seminale, che ha saputo fotografare con straordinario anticipo le fobie e i sogni della nostra era iper-connessa.
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