Interceptor - Il guerriero della strada (Mad Max 2)Anno: 1981 Regia: George Miller Attori principali: Mel Gibson, Bruce Spence, Vernon Wells, Emil Minty Budget: $2 milioni (circa) — Incassi mondiali: $36 milioni
Il mito del Cavaliere d'Acciaio
In questo secondo capitolo, George Miller trasforma Max Rockatansky da un uomo in cerca di vendetta a un archetipo mitologico. Max non è più un poliziotto, ma un guscio vuoto che vaga nel deserto australiano con la sua V8 Interceptor. Il film abbandona quasi del tutto i dialoghi per affidarsi alla narrazione visiva pura: è un western moderno dove i cavalli sono sostituiti da motori truccati e la legge della frontiera è l'unica rimasta.
La trama nel dettaglio
Dopo una terza guerra mondiale che ha prosciugato le risorse petrolifere, l'umanità è regredita a uno stato barbarico. Max, accompagnato solo dal suo cane e da un fucile a canne mozze quasi sempre scarico, si imbatte in una piccola comunità guidata da Pappagallo. Questa tribù vive all'interno di una raffineria fortificata, assediata dai feroci predoni di Lord Humungus, un colosso mascherato che guida un'orda di punk motorizzati (tra cui il folle Wez).
Max, spinto inizialmente solo dal bisogno di carburante, accetta di aiutare la tribù a trasportare la loro preziosa cisterna di benzina attraverso il deserto per raggiungere "il nord", una terra leggendaria dove ricominciare. Dopo aver perso la sua Interceptor e il suo cane in un attacco brutale, un Max ferito e senza più nulla da perdere si mette alla guida della motrice corazzata per l'inseguimento finale. In una battaglia epica e sanguinosa sulla strada, Max riesce a distruggere l'esercito di Humungus, solo per scoprire che la cisterna che guidava era piena di sabbia: un diversivo per permettere alla carovana principale della tribù di fuggire col vero carburante. Max resta solo, una leggenda nel deserto, mentre la voce narrante rivela di essere il "Bimbo Selvaggio" (Kid) ormai anziano, che ricorda il guerriero che li salvò.
Il concept — La rivoluzione Dieselpunk
Mad Max 2 ha ridefinito il cinema d'azione. Il mix di armature di cuoio, creste punk, protesi metalliche e veicoli assemblati con pezzi di recupero ha creato un immaginario che ha influenzato migliaia di opere successive. Miller attinge a Joseph Campbell e alla struttura dell'eroe dai mille volti: Max non aiuta i "buoni" perché è nobile, ma perché è un sopravvissuto. La sua indifferenza morale lo rende ancora più affascinante, un pistolero solitario alla Clint Eastwood trasportato in un futuro di lamiere e asfalto.
Le curiosità: Sangue e Veri Incidenti
Stunt reali (e pericolosi): In un'epoca senza CGI, Miller ha usato veri stuntman. Nella scena dell'inseguimento finale, uno stuntman che doveva saltare via da un sidecar colpì violentemente le protezioni; la scena era così brutale che Miller decise di tenerla nel film. Anche il salto di 50 metri del coordinatore degli stuntman causò diverse fratture reali.
L'influenza su Ken il Guerriero: Senza questo film, il manga Hokuto no Ken non esisterebbe. Il look di Kenshiro, dei cattivi e l'ambientazione desertica sono una citazione diretta al mondo di Max.
L'Iliade nel deserto: Molti critici hanno notato parallelismi con il poema omerico: Wez e il suo compagno ricordano Achille e Patroclo, mentre Lord Humungus ha la statura tragica di un Agamennone post-atomico.
Il marketing americano: Negli USA il primo film non era molto conosciuto, quindi il sequel fu distribuito col titolo The Road Warrior ("Il guerriero della strada") senza menzionare Mad Max, per farlo sembrare un film originale.
Il finale — L'inganno e la gloria
Il finale è uno dei colpi di scena più intelligenti del cinema d'azione. Max rischia tutto per proteggere un carico che si rivela essere sabbia. Questo sottolinea la filosofia del film: l'unica cosa che conta davvero non è l'oggetto (il carburante), ma la speranza di una società che si sposta verso il futuro. Max, però, non può farne parte. È condannato a restare "l'uomo della strada", una figura mitologica che appare quando serve e svanisce nell'orizzonte.
Perché è una pietra miliare
Rivederlo oggi significa vedere la perfezione del montaggio e del ritmo. La fotografia di Dean Semler cattura l'immensità desolata dell'Australia trasformandola in un pianeta alieno. È un film che si "sente" sotto le unghie: senti l'odore della polvere, il calore del metallo e il rombo dei motori. È, senza ombra di dubbio, uno dei migliori sequel mai realizzati nella storia del cinema.
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