Krull – L'epico e dimenticato fanta-fantasy degli anni '80 tra spade laser, alieni e cavalieri
Diretto da Peter Yates (Bullitt) e impreziosito da una delle colonne sonore orchestrali più epiche mai scritte dal compianto James Horner, Krull è un esperimento clamoroso: un fanta-fantasy che tenta di fondere i cavalieri medievali, i castelli e le profezie magiche con spade laser, alieni fantascientifici e astronavi. Un film enorme, audace, ricordato da tutti per una delle armi più iconiche della storia del cinema: il leggendario Glaive (il pentacolo d'acciaio a cinque lame retrattili).
Nei primi anni Ottanta, sull'onda del successo travolgente di Star Wars, Hollywood tentò in ogni modo di replicare quella formula magica capaci di unire la fantascienza allo spirito dell'avventura classica. Uscito nelle sale nell'estate del 1083, Krull è forse il tentativo più bizzarro, affascinante e monumentale di quel periodo. Prodotto dalla Columbia Pictures, il film è un "ibrido totale" (sword and sci-fi): ci sono principesse da salvare, castelli incantati e maghi, ma i cattivi sparano con fucili laser e viaggiano su una fortezza spaziale. Diventato un cult assoluto grazie ai continui passaggi televisivi pomeridiani negli anni Novanta, Krull è un pezzo di nostalgia cinematografica pura.
🌌 La Trama: La Fortezza Nera, il Glaive e la profezia dei due mondi
Sul pacifico e medievale pianeta Krull incombe una minaccia apocalittica: la Fortezza Nera, una gigantesca montagna-astronave semovente, è atterrata sul pianeta. Al suo interno si nasconde la "Bestia", un mostruoso alieno a capo di un esercito di spietati soldati corazzati, gli Slayer (i Predatori), che sparano letali dardi d'energia. Per unire le forze e sconfiggere l'invasore, i due regni rivali del pianeta decidono di celebrare il matrimonio tra il principe Colwyn (Ken Marshall) e la principessa Lyssa (Lysette Anthony). Ma proprio durante la cerimonia, gli Slayer fanno irruzione, massacrano i sovrani e rapiscono la principessa, portandola nella Fortezza Nera.
Il principe Colwyn, ferito ma superstite, viene soccorso dal vecchio saggio Ynyr (Freddie Jones). Quest'ultimo gli rivela l'unica speranza di vittoria: scalare una montagna altissima e recuperare il Glaive, un'antica e leggendaria arma magica a forma di stella a cinque punte, dotata di lame retrattili e controllata con il pensiero. Dopo aver superato la prova, Colwyn deve mettere in piedi un esercito per raggiungere la Fortezza Nera, la quale ha la fastidiosa caratteristica di teletrasportarsi in un punto diverso del pianeta a ogni singola alba. Al principe si unirà una sgangherata banda di banditi evasi (tra cui un giovanissimo Liam Neeson), un mago pasticcione capace di trasformarsi in animali e un malinconico Ciclope dotato del potere di conoscere il giorno della propria morte. Inizia così una disperata corsa contro il tempo, tra ragni giganti di cristallo, paludi mortali e cavalli di fuoco, per penetrare nel cuore della fortezza aliena prima che la Bestia prenda in sposa Lyssa, sottomettendo l'universo.
🎬 Dietro le quinte: Esordi di lusso, set giganti e il dramma della voce
Dietro la realizzazione di Krull si nasconde una produzione imponente e una sfilata di futuri divi di Hollywood:
Casting da Oscar prima del tempo: Se riguardi Krull oggi, noterai tra i comprimari due facce che avrebbero fatto la storia del cinema. Il bandito Kegan è interpretato da un giovanissimo e semisconosciuto Liam Neeson, qui in uno dei suoi primissimi ruoli importanti. Accanto a lui, nei panni del ladro Bardolph, c'è un altro attore all'epoca agli esordi: Robbie Coltrane, l'indimenticabile ed amatissimo Hagrid della saga di Harry Potter.
Scenografie monumentali (e riciclate): Il film venne girato negli storici Pinewood Studios in Inghilterra. Per ricostruire gli interni della Fortezza Nera e la palude, la produzione occupò ben 10 teatri di posa contemporaneamente, compreso il celebre 007 Stage (il set gigante creato per i film di James Bond). La scenografia della palude interna era così immensa che, una volta finite le riprese, venne parzialmente riciclata da Ridley Scott per il suo fanta-fantasy Legend (1985).
Doppiata a sua insaputa: La bellissima attrice protagonista Lysette Anthony (la principessa Lyssa) ebbe una brutta sorpresa a fine produzione. Il regista Peter Yates decise che la sua interpretazione era ottima, ma la sua vera voce era "troppo giovane" per la parte. Senza dirle nulla, la fece ridoppiare interamente in post-produzione dall'attrice americana Lindsay Crouse.
💰 Il Bilancio Finanziario: Uno dei più celebri "flop" commerciali dell'epoca
Budget di Produzione (Costi): Mastodontico. Il film costò la bellezza di circa 27.000.000 $ (una cifra astronomica per il 1983, superiore al budget iniziale del ritorno dello Jedi). I soldi vennero spesi tutti per gli avveniristici effetti visivi ottici, le enormi scenografie fisiche e i costumi degli Slayer.
Incasso Globale (Ricavi): Purtroppo per la Columbia, il film fu un disastro al botteghino. In America incassò appena 16,5 milioni di dollari, fermandosi a un totale globale che non riuscì minimamente a coprire gli immensi costi di produzione e di marketing. Il pubblico di quell'anno preferì film come Il ritorno dello Jedi o Superman III, lasciando Krull nel dimenticatoio... almeno fino all'avvento delle televisioni locali.
🔍 Il Verdetto di Gio
Krull è un meraviglioso e imperfetto monumento all'ambizione degli anni Ottanta. Sebbene la trama sia un super-cliché della favola classica e il ritmo nella parte centrale rallenti un po', il film compensa tutto con un'atmosfera unica e un comparto visivo spettacolare (il design degli Slayer e la loro morte, con lo spirito alieno che esce dalla corazza e si infila sottoterra, è fantastico). James Horner firma una colonna sonora orchestrale clamorosa, epica e trascinante, che da sola vale la visione. Menzione d'onore per la tragedia del Ciclope e, ovviamente, per il Glaive, un'arma talmente iconica da essere stata omaggiata in decine di videogiochi successivi (da World of Warcraft a Dark Sector). Un cult ingenuo, affascinante e stracolmo di cuore.
Commenti
Posta un commento