Léon – Il capolavoro noir di Luc Besson tra innocenza perduta e spietata vendetta
Léon (1994).
Primo film ad alto budget e con un cast internazionale per il regista transalpino, Léon è un'opera d'arte creata quasi per scommessa, che ha lanciato una giovanissima stella nel firmamento di Hollywood e ha regalato al cinema uno dei cattivi più iconici e disturbanti di sempre.
Ci sono pellicole capaci di entrare sottopelle fin dalla prima inquadratura, unendo la durezza del genere poliziesco a una delicatezza emotiva straziante. Uscito nelle sale nel 1994, Léon rappresenta la vetta artistica di Luc Besson. Ambientato in una New York crepuscolare e spietata, il film non è soltanto un thriller d'azione orchestrato magistralmente, ma è soprattutto il racconto dell'improbabile e struggente legame tra un assassino analfabeta e una ragazzina a cui è stato strappato tutto. Un cult senza tempo che vanta interpretazioni monumentali e una regia di una potenza visiva straordinaria.
🌿 La Trama: Il killer senza radici, la bambina e il poliziotto psicopatico
A Little Italy, New York, Léon (Jean Reno) conduce un'esistenza metodica e maniacale, interamente dedita alla sua professione di sicario ("ripulitore") per conto del boss mafioso Tony (Danny Aiello). Privo di emozioni apparenti, Léon ha solo due punti fermi nella vita: la cura maniacale per una pianta in vaso (che sente vicina a sé perché priva di radici) e la regola ferrea di non uccidere mai donne e bambini. La sua routine viene sconvolta quando l'intero nucleo familiare della sua giovane vicina di casa, Mathilda (Natalie Portman), viene brutalmente sterminato da una squadra della DEA guidata dal corrotto, psicopatico e drogato Norman Stansfield (Gary Oldman). Mathilda, scampata al massacro solo perché era fuori a comprare il latte, bussa disperata alla porta di Léon che, dopo un momento di esitazione, decide di accoglierla e salvarle la vita.
Tra i due nasce un rapporto simbiotico e drammatico: Mathilda scopre l'arsenale dell'uomo e, mossa da un desiderio viscerale di vendicare il fratellino di soli quattro anni, stringe un patto con lui. Lei gli insegnerà a leggere e sbrigherà le faccende di casa; lui le insegnerà i segreti del mestiere da sicario. Ma l'ossessione della ragazzina la spinge a tentare un blitz suicida direttamente nella sede della DEA per uccidere Stansfield, costringendo Léon a un sanguinoso salvataggio in extremis. Ormai scoperto, il killer si ritroverà asserragliato nel suo appartamento, costretto ad affrontare da solo un'intera forza d'assalto della polizia. In un finale leggendario e drammatico, Léon riuscirà a mettere in salvo Mathilda e a compiere l'ultimo, definitivo sacrificio, consegnando a Stansfield un "regalo d'addio" esplosivo. Rimasta sola, Mathilda tornerà in collegio, piantando finalmente la pianta di Léon nel giardino della tenuta per darle, finalmente, delle radici.
🎬 Dietro le quinte: Il ruolo ereditato da Nikita, il debutto della Portman e le ombre del successo
La creazione di Léon è legata a intuizioni fulminee e a retroscena che hanno segnato profondamente la vita dei suoi interpreti:
L'evoluzione di un personaggio: Luc Besson scrisse il soggetto e la sceneggiatura pensando fin dall'inizio a Jean Reno per la parte principale. Il personaggio di Léon è, a tutti gli effetti, un'evoluzione spirituale e psicologica del brutale e spietato killer Victor che lo stesso Reno aveva interpretato nel precedente film di Besson, Nikita (1990).
La scoperta di Natalie Portman: Per il ruolo di Mathilda il regista scartò inizialmente la Portman perché ritenuta troppo giovane rispetto al personaggio, valutando invece attrici più grandi come Liv Tyler (all'epoca diciassettenne, ma giudicata fuori target per l'età avanzata rispetto alla parte). Tuttavia, dopo aver visto Natalie recitare durante i provini, Besson cambiò radicalmente idea, folgorato dal suo talento cristallino.
Le ombre sul debutto: Anni dopo, Natalie Portman ha confessato che il successo planetario del film le causò forti turbamenti durante l'adolescenza. Essendo l'opera densa di sfumature complesse, l'attrice ricevette numerose lettere "sessualmente esplicite" da parte di fan psicopatici. Questa traumatica esperienza la condizionò per moltissimo tempo nelle sue successive scelte lavorative, portandola a rifiutare categoricamente di girare scene di sesso per gran parte della sua carriera giovanile.
💰 Il Bilancio Finanziario: Un trionfo commerciale internazionale
Il Budget di produzione: Per la prima volta nella sua carriera, Luc Besson ebbe a disposizione risorse economiche importantissime per una produzione battente bandiera francese, potendo contare su un budget complessivo stimato di circa 16.000.000 $.
Gli Incassi nel mondo: Il film fu un clamoroso successo sia in patria che all'estero. Nelle sale francesi si impose come un vero e proprio campione del botteghino, registrando da solo un incasso di 26,8 milioni di dollari. A livello internazionale la risposta fu altrettanto straordinaria, spingendo gli incassi globali fino alla notevole cifra di 45.000.000 $.
🔍 Il Verdetto di Gio
Léon è un'opera d'arte totale, un fulgido esempio di come il cinema d'azione possa fondersi con il dramma psicologico più profondo. Jean Reno modella un personaggio indimenticabile, un gigante gentile capace di una spietatezza chirurgica sul lavoro ma totalmente indifeso di fronte ai sentimenti umani. Al suo fianco, il debutto di Natalie Portman resta uno dei più folgoranti della storia del cinema, capace di reggere il confronto con mostri sacri dell'epoca. Menzione d'onore assoluta per Gary Oldman: il suo Norman Stansfield, con le sue movenze teatrali, l'assunzione compulsiva di droghe e la folle passione per la musica di Beethoven, è inserito di diritto nell'olimpo dei migliori "villain" del grande schermo. Accompagnato dalle splendide musiche di Éric Serra e impreziosito dal brano Shape of My Heart di Sting nei titoli di coda, il film occupa oggi la 34ª posizione nella prestigiosa classifica IMDb Top 250, risultando il film francese più amato di sempre sulla piattaforma.
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