Life - Non oltrepassare il limite (2017): La curiosità è l'inizio dell'estinzione

 C'è un motivo per cui il paradosso di Fermi ci inquieta: se non abbiamo ancora trovato la vita nell'universo, forse è perché chi lo ha fatto non è sopravvissuto per raccontarlo. Life prende questa inquietudine e la chiude dentro la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).

Non è un film di fantascienza esplorativa. È la cronaca di un errore biologico fatale. È il racconto di come l'empatia umana sia la nostra più grande debolezza davanti a una forma di vita che non conosce la morale, ma solo la sopravvivenza.

Calvin: L'evoluzione senza freni

La scoperta di una cellula dormiente su un campione di terra marziana scatena l'entusiasmo dei sei astronauti a bordo della ISS. La chiamano "Calvin". Sembra una creatura fragile, quasi poetica: ogni sua cellula è contemporaneamente muscolo, neurone e occhio. È il prototipo dell'organismo perfetto.

Ma Calvin non è "cattivo" nel senso umano del termine. È semplicemente più efficiente di noi. Appena viene risvegliato da uno shock elettrico, la sua prima reazione è l'adattamento violento. La sequenza del laboratorio, dove la creatura stritola la mano dello scienziato che l'ha "nutrita", è il momento in cui il film smette di essere Star Trek e diventa un incubo biologico.

La ISS come trappola d'acciaio

A differenza della Nostromo di Alien, la ISS di Life ci è familiare. È una struttura tecnologica reale, claustrofobica ma luminosa. Il regista Daniel Espinosa usa piani sequenza fluttuanti in assenza di gravità per disorientare lo spettatore: non c'è un "sopra" o un "sotto", il che significa che Calvin può arrivare da qualunque angolazione.

L'ambiente è sterile, bianco, pulito. Un contrasto violento con la natura viscida e traslucida della creatura che, man mano che si nutre di ossigeno e carne umana, cresce e muta. Ogni portello chiuso, ogni condotto di ventilazione diventa una potenziale tomba.

Il sacrificio razionale

Il cast (che vede nomi come Jake Gyllenhaal e Ryan Reynolds) interpreta professionisti che cercano di mantenere la calma. Come in Autopsy, seguiamo lo scontro tra il protocollo scientifico e l'orrore puro. Ma qui la posta in gioco è la biosfera terrestre.

Il concetto di "non oltrepassare il limite" del titolo italiano non è un suggerimento morale, è un imperativo biologico: se Calvin raggiunge l'atmosfera terrestre, la catena alimentare verrà riscritta per sempre. Questo trasforma ogni tentativo di fuga dei protagonisti in un dilemma etico: vale la pena morire nello spazio per salvare un pianeta che non saprà mai del tuo sacrificio?

Il finale: il cinismo cosmico

Senza rivelare i dettagli dell'ultima inquadratura, il finale di Life è uno dei più nichilisti e riusciti degli ultimi anni. È un ribaltamento che lascia lo spettatore con un senso di vertigine e impotenza. Ci ricorda che l'universo non è crudele, è semplicemente indifferente ai nostri desideri di gloria e scoperta.

Perché rivederlo oggi

Life è stato spesso accusato di essere un "clone di Alien". È un'analisi superficiale. Mentre Alien è un gotico spaziale, Life è un horror biologico moderno. Parla della nostra arroganza scientifica e del fatto che, in un ecosistema più grande del nostro, potremmo essere solo un pasto particolarmente proteico.

In Italia è passato un po' in sordina, ma per chi scrive di "mostri e isolamento", è un pezzo imprescindibile. È il lato oscuro della corsa allo spazio: quello dove non troviamo Dio, ma qualcosa che ha molta fame.

Commenti

Post popolari in questo blog

Blob - Il Fluido che Uccide (1988): il film che non dimentichi

Wanted – Il destino corre sulla punta di un proiettile

Battlefield Earth (Battaglia per la Terra) – Il colossal sci-fi diventato leggenda… per i motivi sbagliati Regia Roger Christian Cast principale John Travolta Barry Pepper Forest Whitaker Durata 119 minuti