L’ultima odissea (1977): Il ruggito del Landmaster nel deserto radioattivo

 Se Mad Max è il re dell'asfalto e Brivido l'incubo dei motori ribelli, L'ultima odissea è il film che ha definito il concetto di "viaggio verso la salvezza" in un mondo devastato dal nucleare. Tratto dal romanzo di Roger Zelazny, il film ci scaraventa in un’America dove il cielo è una tempesta perenne di radiazioni e la terra appartiene ai mutanti.

Ma, come ogni grande cult di questa rassegna, il vero protagonista non respira: ha dodici ruote e si chiama Landmaster.

La Storia: Attraversare il vicolo della dannazione

Dopo un conflitto nucleare che ha spostato l'asse terrestre, l'atmosfera è un caos di aurore boreali radioattive. Un manipolo di sopravvissuti della Air Force (tra cui un giovane Jan-Michael Vincent e George Peppard, il futuro Hannibal dell'A-Team) decide di abbandonare il proprio bunker in California per raggiungere Albany, da dove proviene un debole segnale radio.

Per farlo devono attraversare il "Vicolo della Dannazione", una terra di nessuno infestata da scorpioni giganti e tempeste che polverizzano l'acciaio. La loro unica speranza è un veicolo corazzato anfibio progettato per resistere a tutto.

La Chicca: Il Landmaster, un mostro reale

A differenza della Interceptor di Max, che era un'auto modificata, il Landmaster fu costruito da zero per il film con un costo enorme per l'epoca (circa 350.000 dollari).

  • Meccanica folle: La caratteristica incredibile sono i suoi gruppi di ruote tripli disposti a triangolo: se una ruota si buca o il terreno è troppo impervio, il blocco ruota su se stesso permettendo al mezzo di continuare l'avanzata.

  • Sopravvissuto: Il mezzo era così solido che è esistito davvero per decenni dopo il film, diventando un'icona nei raduni di fantascienza. Era una fortezza su ruote dotata di cannoni, laboratori e alloggi, il nonno di tutti i mezzi corazzati che avremmo visto nei decenni successivi.

Pochi soldi, tanta ambizione

Il film ebbe la sventura di uscire nello stesso anno di Guerre Stellari. La Fox puntava tutto su L'ultima odissea, convinta che sarebbe stato il successo dell'anno, e considerava il film di Lucas un ripiego. Le cose andarono diversamente: gli effetti speciali delle tempeste radioattive risultarono datati quasi subito, ma proprio questa estetica "analogica" e sporca ha reso il film un cult intramontabile per gli amanti del genere.

La sequenza dell'attacco degli scarafaggi mangia-uomini in una città deserta resta una delle scene più inquietanti del cinema anni '70, un perfetto esempio di come l'orrore biologico (che abbiamo visto in Life o La Cosa) possa nascondersi dietro l'angolo di una strada polverosa.

Perché rivederlo oggi

L'ultima odissea è il tassello mancante tra la fantascienza classica degli anni '50 e il cyberpunk degli anni '80. È un film che celebra la macchina come unica protezione contro un ambiente diventato alieno. Se amate i veicoli massicci, le atmosfere desolate e il fascino della tecnologia analogica, questo è il vostro film.

È la visione di un futuro dove l'uomo non è più padrone del mondo, ma un ospite indesiderato che deve correre più veloce delle mutazioni per vedere un'altra alba.

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