Predator (1987): Arnold Schwarzenegger contro un cacciatore alieno — il film che ha cambiato tutto

Ci sono film che sembrano semplici in superficie e si rivelano qualcosa di più complesso quando ci guardi dentro. Predator sembra un film d'azione con Arnold Schwarzenegger nella giungla. Ed è anche quello. Ma è soprattutto un film su un tipo di conflitto che il cinema non aveva mai mostrato in quel modo — un essere umano, per quanto addestrato e potente, che si trova completamente fuori dalla sua categoria contro un predatore che lo supera in ogni senso. John McTiernan — l'anno dopo avrebbe diretto Die Hard — crea nel 1987 uno dei film d'azione più influenti della storia del cinema. Quasi quarant'anni dopo il franchise è ancora vivo. Il personaggio ancora più iconico. La storia Dutch Schaefer — ex maggiore dei berretti verdi interpretato da Arnold Schwarzenegger — guida una squadra d'élite in una missione in America Centrale. L'obiettivo dichiarato è salvare degli ostaggi. Quello reale — che Dutch scopre troppo tardi — è recuperare documenti d'intelligence e eliminare un gruppo di guerriglieri in un'operazione che la CIA non voleva fare ufficialmente. La missione riesce. La squadra elimina il campo nemico con efficienza brutale. Poi inizia qualcosa di diverso. Qualcosa li segue. Qualcosa che si muove tra le cime degli alberi, invisibile, che guarda attraverso una visione termica a infrarossi. Che uccide uno alla volta, con pazienza, come un cacciatore che sceglie le sue prede. Il Predator — perché funziona Il Predator è una delle creature più originali e iconiche della storia del cinema di fantascienza — e nasce quasi per caso. Il primo design era considerato ridicolo dal regista. Stan Winston — già creatore del Terminator — fu chiamato a creare qualcosa di completamente diverso. Sul volo verso il Messico per le riprese, Winston mostrò le sue bozze a James Cameron. Cameron suggerì di aggiungere mascelle sporgenti. L'idea fu adottata. Il risultato è la creatura che conosciamo. Il Predator non è un invasore che vuole conquistare la Terra. È un cacciatore sportivo. Viene qui per cacciare la preda più pericolosa — gli esseri umani armati. Rispetta un codice — non attacca chi è disarmato, come dimostra risparmiando Anna. Colleziona trofei. E alla fine, quando Dutch riesce a tenergli testa, lo rispetta abbastanza da togliersi la maschera e affrontarlo a mani nude. È un villain con una filosofia. E questo lo rende molto più interessante di un semplice mostro. Il cast — muscoli e credibilità Predator ha uno dei cast più fisicamente imponenti della storia del cinema d'azione. Schwarzenegger, Carl Weathers, Jesse Ventura — tutti attori con background militare reale o sportivo. McTiernan voleva che la squadra sembrasse credibile, non cinematografica. Jesse Ventura — futuro governatore del Minnesota — porta il minigun sul set. L'arma era collegata a due batterie da automobile e il movimento rotatorio delle canne dovette essere rallentato perché andava troppo veloce per la telecamera. Quella stessa arma sarebbe apparsa in Terminator 2. La soggettiva del Predator Uno dei dettagli tecnici più originali del film è la visione infrarossa del Predator — ottenuta sovrapponendo in post produzione le riprese di una telecamera a infrarossi con quelle di una telecamera normale. Il risultato è immediato e ancora oggi efficace. La tuta del Predator nelle scene di mimetismo non era il costume definitivo — era una tuta rossa/arancio che i tecnici hanno poi sostituito digitalmente con l'immagine della giungla ingrandita del 30%, abbastanza da mostrare i contorni della creatura senza renderla completamente invisibile. Dutch contro il Predator — il finale Quando Dutch rimane solo nella giungla — tutta la sua squadra è morta — il film si trasforma in qualcosa di completamente diverso. Non è più un film d'azione. È un film di sopravvivenza primitiva. Dutch capisce che il fango blocca la visione infrarossa del Predator. Si copre di fango, costruisce trappole con materiali della giungla, e sfida la creatura a combattimento diretto. Non con le armi — con l'ingegno. La scena in cui il Predator si toglie la maschera e rivela il suo volto è uno dei momenti più iconici degli anni 80. Non è la rivelazione di un mostro — è il riconoscimento tra due guerrieri. Un cacciatore che rispetta la sua preda. Il dispositivo di autodistruzione attivato dal Predator ferito — che devasta un'intera area della giungla — è il suo ultimo atto di dignità. Non lascia tracce. Non lascia prove. Gli umani non sapranno mai cosa li ha visitati. Perché rivederlo oggi Predator ha generato un franchise che dura ancora oggi — sequel, prequel, crossover con Alien, film animati. Prey del 2022 è stato acclamato come il miglior film della saga dopo l'originale. Ma niente di quello che è venuto dopo ha replicato completamente la tensione del film originale — quella sensazione di caccia vera, dove la preda non capisce cosa la stia inseguendo finché non è troppo tardi. In italiano esistono articoli su Predator ma quasi nessuno approfondisce i dettagli tecnici della produzione — la storia del costume, il ruolo di James Cameron nel design della creatura, o il significato del codice etico del Predator come cacciatore.

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