Priest Anno: 2011 Regia: Scott Stewart Attori principali: Paul Bettany, Karl Urban, Maggie Q, Cam Gigandet, Christopher Plummer Budget: $60 milioni — Incassi mondiali: $78 milioni
Ci sono film che mischiano generi in modo così originale che non sai bene dove metterli. Priest è uno di questi — parte western, parte fantascienza, parte horror, ambientato in un futuro distopico dove la Chiesa controlla tutto e i vampiri esistono davvero.
Non è un capolavoro. Ma ha un'estetica visiva unica, un cast solido, e un'idea di base abbastanza originale da distinguersi dalla massa dei film di vampiri degli anni 2000.
Il mondo
La cosa più interessante di Priest è il suo universo narrativo — una Terra alternativa devastata da una guerra secolare tra umani e vampiri. Gli esseri umani si sono rifugiati in città murate controllate da una teocrazia autoritaria — la Chiesa — che ha addestrato guerrieri d'élite chiamati Sacerdoti per combattere i vampiri.
La guerra è finita. I vampiri sopravvissuti sono stati confinati in riserve. I Sacerdoti — non più necessari — sono stati congedati e lasciati a integrarsi in una società che li teme e non li capisce.
È un'allegoria diretta sul trauma dei reduci di guerra — soldati addestrati a uccidere che tornano a casa e non trovano posto in una società che preferisce dimenticare quello che hanno fatto per sopravvivere. Stewart ha dichiarato esplicitamente che uno dei temi centrali del film è il PTSD dei veterani di guerra.
La storia
Un Sacerdote senza nome apprende che la nipote Lucy è stata rapita dai vampiri — cosa impossibile, visto che i vampiri sono nelle riserve. Chiede alla Chiesa di riattivarsi. La Chiesa rifiuta — ufficialmente la guerra è finita, i vampiri non sono una minaccia.
Il Sacerdote disobbedisce e parte da solo, accompagnato da Hicks — lo sceriffo di una città libera innamorato di Lucy. Quello che scoprono è che i vampiri non sono più nelle riserve. Stanno costruendo un esercito. E qualcuno li guida.
Black Hat — Karl Urban come villain
Karl Urban nel ruolo di Black Hat è la rivelazione del film. Ex Sacerdote disperso in battaglia e trasformato dalla Regina dei vampiri nel primo ibrido umano-vampiro capace di sopravvivere alla luce del sole — è il villain più pericoloso perché combina la forza e la velocità dei vampiri con l'intelligenza e la tattica umana.
Urban porta al personaggio la stessa presenza fredda e minacciosa che aveva in Doom — un attore che sa usare il corpo e la voce per creare tensione senza esagerare.
Il treno blindato
La sequenza del treno blindato — un convoglio corazzato che trasporta i vampiri di notte attraverso il deserto verso le città murate — è l'idea visiva più riuscita del film. I vampiri che viaggiano protetti dall'oscurità dentro un treno, usando le nuvole di fumo e cenere delle città industriali per sopravvivere alla luce del sole.
È un'immagine che unisce il western classico — l'assalto al treno — con l'horror vampirico in modo originale e visivamente efficace.
Paul Bettany
Paul Bettany nel ruolo del Sacerdote porta al personaggio una qualità silenziosa e tormentata che funziona bene. Non è un eroe che parla — è un uomo che agisce, che porta il peso di decisioni impossibili, che non si è mai ripreso dalla guerra.
La rivelazione che Lucy è in realtà sua figlia — non la nipote — aggiunge una dimensione emotiva alla storia che il film non sempre sfrutta abbastanza.
Ispirazione coreana
Priest è basato su un manhwa — un fumetto coreano — di Hyung Min Woo. L'adattamento cambia sostanzialmente la trama originale ma mantiene l'estetica visiva — quel mix di sacro e profano, di simboli religiosi e violenza estrema, che è tipico del fumetto coreano di genere.
Il creatore del manhwa visitò il set e approvò le modifiche — un dettaglio insolito che dice qualcosa sulla cura con cui il film rispetta almeno lo spirito del materiale originale.
Perché rivederlo oggi
Priest non fu un successo commerciale — incassò poco più del suo budget e il sequel previsto non fu mai prodotto. La critica lo stroncò per la trama prevedibile e lo sviluppo superficiale dei personaggi.
Ma il suo universo visivo — quel western post-apocalittico con città murate, deserti rossi e vampiri nelle riserve — è abbastanza originale da meritare attenzione. E il tema dei reduci di guerra abbandonati dalla società che li ha usati è più attuale oggi di quanto fosse nel 2011.
In Italia è quasi completamente dimenticato. Il titolo identico al manhwa originale non aiuta le ricerche e pochissimi articoli seri esistono sul film in italiano.
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