Punto di Non Ritorno (1997): l'astronave tornata dall'inferno

 C'è una domanda che questo film si pone fin dalla prima scena e non smette mai di fare: cosa c'è oltre i confini dell'universo conosciuto? La risposta che dà Punto di Non Ritorno non è scientifica. È teologica. E per questo fa paura in un modo che pochi film di fantascienza riescono a fare.

La storia

Anno 2047. L'astronave Event Horizon — data per dispersa sette anni prima durante un esperimento segreto — riappare improvvisamente nell'orbita di Nettuno. Viene inviata una squadra di soccorso a bordo della Lewis and Clark, guidata dal capitano Miller. Con loro viaggia il dottor William Weir, il costruttore dell'Event Horizon, che svela finalmente la verità sul progetto.

L'astronave era dotata di un trasferitore gravitazionale — un motore capace di generare un buco nero artificiale per piegare lo spazio-tempo e saltare istantaneamente da un punto all'altro dell'universo. Durante il volo di collaudo verso Proxima Centauri, l'Event Horizon sparì nel nulla.

Ora è tornata. Ma non è tornata sola.

Quello che hanno trovato

Saliti a bordo dell'Event Horizon, i soccorritori trovano tracce di un massacro. L'unico segnale trasmesso dall'equipaggio originale è un audio confuso — grida, rumori, e una voce che pronuncia in latino liberate me. Salvatemi.

Ben presto capiscono cosa è successo. Il trasferitore gravitazionale non ha portato l'astronave verso Proxima Centauri. L'ha portata oltre — oltre i confini dell'universo conosciuto, in una dimensione che Weir definisce di puro caos e puro male. L'inferno, in termini moderni. E l'astronave è tornata portandosi dietro qualcosa di quella dimensione. Qualcosa che è diventato parte di lei.

L'Event Horizon è viva. È senziente. E vuole tornare da dove è venuta — portando con sé il nuovo equipaggio.

Le allucinazioni

Il meccanismo più inquietante del film è sottile. La presenza malvagia sull'astronave non attacca fisicamente — entra nella testa dei personaggi. Ognuno vede le proprie paure, i propri sensi di colpa, i propri demoni più profondi materializzarsi davanti agli occhi.

Miller rivede l'uomo che fu costretto ad abbandonare, lasciandolo morire bruciato vivo. Peters vede il figlio gravemente ferito. Weir è perseguitato dalla moglie senza occhi — quella che si suicidò mentre lui era ossessionato dalla costruzione dell'astronave.

Non è un mostro con i denti. È qualcosa che conosce il tuo dolore più profondo e lo usa contro di te. Questo è il motivo per cui Punto di Non Ritorno spaventa in modo diverso da Alien o da qualsiasi altro film di fantascienza classico.

Weir — il villain più tragico

Il dottor Weir inizia il film come un personaggio quasi simpatico — un uomo ossessionato dalla sua creazione, che ha sacrificato tutto per costruire qualcosa di straordinario. Quando la presenza malvagia lo invade completamente, la sua trasformazione è una delle più inquietanti degli anni 90.

Si strappa gli occhi durante una visione. Fa esplodere la nave di soccorso. Viviseziona un membro dell'equipaggio. Ma in tutto questo c'è una logica distorta — vuole tornare nella dimensione infernale, e vuole portare con sé tutti gli altri. È un Ulisse dannato, spinto oltre i limiti umani dalla sete di conoscenza e condannato per questo.

Il finale

Miller sacrifica se stesso per separare la prua dell'astronave — dove si trovano i sopravvissuti — dai ponti dove il trasferitore sta per riaprire l'ingresso dimensionale. Starck, Cooper e Justin sopravvivono. Miller entra nel buco gravitazionale insieme ai resti dell'astronave.

L'ultimo fotogramma lascia una domanda aperta — e quell'incertezza è perfetta per un film che parla di dimensioni oltre la comprensione umana.

Perché rivederlo oggi

Punto di Non Ritorno fu stroncato dalla critica nel 1997 — accusato di copiare Alien, 2001 Odissea nello spazio, Hellraiser. Col tempo è diventato un cult con una schiera di appassionati fedeli. La rivalutazione è meritata.

Non è un film perfetto. Ma è un film con un'idea originale e coraggiosa — lo spazio come porta verso qualcosa che la scienza non può spiegare, e l'inferno non come metafora religiosa ma come dimensione fisica reale. In italiano è documentato malissimo. Eppure chiunque lo abbia visto non lo dimentica facilmente.

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