Quella casa nel bosco (2011): Il gioco di specchi che ha ucciso l'horror
Esiste una regola non scritta nel cinema horror: i personaggi devono essere stupidi. Devono separarsi, devono scendere in cantina, devono leggere il libro proibito. Per decenni abbiamo accettato queste forzature come parte del contratto. Poi, nel 2011, Drew Goddard e Joss Whedon hanno deciso di spiegarci perché i personaggi si comportano così. E la risposta è più terrificante di qualsiasi mostro.
La de-costruzione di un cliché
La trama sembra la solita, stanca premessa: cinque studenti universitari — l'atleta, la bionda, l'intellettuale, il buffone e la vergine — partono per un weekend in una baita isolata. Ma il film non prova nemmeno a nascondere il trucco. Dopo pochi minuti, vediamo dei tecnici in camice bianco dentro una sala di controllo ipertecnologica.
Non è un caso se i ragazzi prendono decisioni assurde. Sono drogati attraverso feromoni nebulizzati nell'aria, manipolati da scariche elettriche e luci stroboscopiche. La "casa nel bosco" non è un luogo: è un set cinematografico.
La scacchiera dei mostri
Il cuore del film esplode nella seconda metà, quando scopriamo che la cantina della casa è un "menu" di morte. Ogni oggetto richiama un orrore diverso: il diario di una famiglia di zombie redneck, un carillon che evoca una ballerina con i denti a lama, una sfera che richiama un cenobita.
È qui che il film diventa un atto d'amore folle verso il genere. Il regista ci mostra un catalogo immenso di incubi — dai lupi mannari ai clown assassini fino a un mostruoso uomo-unicorno — ammassati in cubi di vetro trasparente. È il museo definitivo dell'horror, pronto a essere scatenato.
Il pubblico come divinità sanguinaria
La vera rivelazione del film è metafisica. Perché i tecnici fanno tutto questo? Per compiacere "Gli Antichi", divinità che dormono sotto terra e che richiedono un rituale preciso — il sacrificio di cinque archetipi umani — per non distruggere il mondo.
Ma chi sono gli Antichi? Siamo noi. Siamo noi spettatori che, ogni anno, chiediamo di vedere le stesse storie, gli stessi cliché e lo stesso sangue versato in modi sempre più creativi. Se il film non segue le regole che abbiamo stabilito, ci annoiamo. Se i ragazzi non muoiono "nel modo giusto", gli Antichi si risvegliano. Noi siamo i mostri che esigono il sacrificio.
Norah contro Dana: eroine a confronto
Se in Underwater Norah era l'eroina della stanchezza, Dana (Kristen Connolly) in questo film è l'eroina della consapevolezza. Quando capisce che la sua vita è solo un ingranaggio di un rito perverso, prende la decisione più nichilista possibile: lasciare che il mondo finisca. Non è eroismo, è un rifiuto. Il rifiuto di interpretare ancora una volta la parte della "Final Girl" in una sceneggiatura scritta da qualcun altro.
Perché rivederlo oggi
Quella casa nel bosco è il film che ha reso quasi impossibile scrivere un horror tradizionale per anni. Ha messo a nudo i fili del burattinaio. È un'opera cinica, divertente e profondamente intelligente che trasforma lo spettatore da osservatore a complice.
In Italia è stato spesso scambiato per una parodia alla Scary Movie. Niente di più sbagliato. È un horror cosmico dove il mostro finale non ha tentacoli, ma ha in mano un telecomando e un secchiello di popcorn.
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