RoboCop – Il futuro della legge tra ultra-violenza, satira e anima cyberpunk

Raggiungiamo una delle vette assolute, più sacre e intoccabili del cinema di fantascienza mondiale: il leggendario e immortale capolavoro cyberpunk RoboCop (1987). Diretto dal genio provocatorio e sovversivo di Paul Verhoeven (al suo trionfale debutto nel cinema americano) e interpretato da un monumentale Peter Weller, il film della Orion Pictures non è solo una pietra miliare dell'action anni Ottanta, ma una spietata, visionaria e attualissima satira sociale sul potere delle multinazionali, la privatizzazione selvaggia e la disumanizzazione mediatica. Ci sono film d'azione che intrattengono e film di fantascienza che ridefiniscono un'epoca. Uscito nelle sale statunitensi nel luglio 1987 e arrivato in Italia il 30 ottobre dello stesso anno, RoboCop è un miracolo di intelligenza cinematografica. Spesso ricordato erroneamente con il sottotitolo Il futuro della legge (nato da un errore di impaginazione della locandina italiana, che stampò il celebre slogan "The Future of Law Enforcement" troppo vicino al titolo), il film di Paul Verhoeven cammina sul filo teso tra lo splatter più estremo e una feroce commedia nera. Il risultato? Un successo da 53,4 milioni di dollari, un premio Oscar e un instant-cult generazionale. 🦾 La Trama: La morte dell'agente Murphy e la nascita del Cyborg In una Detroit distopica e quasi post-apocalittica, devastata dalla criminalità, l'amministrazione comunale decide di privatizzare la polizia affidandone la gestione alla megacorporazione OCP (Omni Consumer Products). Il cinico obiettivo del Vecchio presidente (Dan O'Herlihy) è radere al suolo la "Vecchia Detroit" per edificare Delta City, una futuristica metropoli utopica. Per ripulire le strade, il viscido vicepresidente Dick Jones (Ronny Cox) progetta l'ED-209, un gigantesco e mostruoso droide di pattuglia che però, durante una dimostrazione, ha un tragico malfunzionamento e macella un giovane consigliere. Ne approfitta l'ambizioso dirigente Bob Morton (Miguel Ferrer), che propone al consiglio il progetto "RoboCop": un cyborg poliziotto creato partendo da un corpo umano. La cavia, purtroppo, arriva subito. L'onesto agente Alex Murphy (Peter Weller), appena trasferito al distretto, cade in un'imboscata tesa dalla spietata banda di Clarence Boddicker (Kurtwood Smith), il boss che controlla la malavita locale. Murphy viene torturato e letteralmente smembrato a colpi di fucile in un'acciaieria abbandonata, morendo sotto gli occhi impotenti della collega Anne Lewis (Nancy Allen). Dichiarato clinicamente morto, l'OCP sequestra il suo corpo: il suo cervello viene integrato in un sistema informatico blindato da tre direttive inviolabili, rivestito da un'armatura impenetrabile in titanio e kevlar e armato con una Beretta 93R modificata (la mitica Auto-9). RoboCop inizia a ripulire Detroit con precisione millimetrica ed efficienza spietata, diventando l'eroe della città. Ma l'anima di Murphy non si è spenta: incubi e frammenti di ricordi della sua vita passata e della sua famiglia riemergono, spingendolo a fuggire dai laboratori per dare la caccia a Boddicker. Scoprirà così un legame di corruzione insospettabile che porta dritto ai vertici dell'OCP, scontrandosi con una quarta direttiva segreta inserita nel suo sistema che gli impedisce di arrestare i dirigenti della compagnia. 🎬 Dietro le quinte: Rifiuti illustri, l'intervento della moglie e la guerra del costume La genesi di RoboCop è costellata di ostacoli che avrebbero fatto tremare qualunque produzione: Un copione incompreso: Lo sceneggiatore Edward Neumeier ebbe l'ispirazione vedendo un poster di Blade Runner e chiedendo a un amico di cosa parlasse ("Di uno sbirro che dà la caccia ai robot"). La sceneggiatura venne rifiutata praticamente da tutta Hollywood, compreso David Cronenberg. Lo stesso Paul Verhoeven la cestinò dopo le prime pagine ritenendola una sciocchezza. Fu sua moglie a raccoglierla dalla spazzatura, a leggerla fino in fondo e a convincerlo che dietro l'azione c'era una profonda allegoria filosofica e satirica. No a Schwarzenegger, sì a Peter Gabriel: Inizialmente si pensò ad Arnold Schwarzenegger per il ruolo principale, ma Verhoeven si oppose: la struttura fisica di Arnold era troppo massiccia e avrebbe richiesto un'armatura gigantesca e goffa. Venne scelto Peter Weller, che affrontò un calvario: il costume in lattice e alluminio progettato da Rob Bottin (costato tra i 500.000 e il milione di dollari) pesava 20 chili, era caldissimo (Weller perdeva un chilo di liquidi al giorno) e non gli permetteva di entrare nell'auto della polizia (nelle scene di guida l'attore indossa solo la metà superiore del costume e sotto è in mutande!). Durante le riprese della retata antidroga, per farsi forza nel costume statico, Weller ascoltava a tutto volume nelle cuffie del casco la canzone Red Rain di Peter Gabriel. Genitali e dita di gomma: L'inventiva di Verhoeven modificò molte scene sul set. Nella sequenza del tentato stupro, il copione prevedeva che RoboCop sparasse alla guancia del criminale; il regista, notando la posizione delle gambe della stuntman, decise di far sparare il cyborg tra le cosce della donna, colpendo il malvivente direttamente nei genitali. Al contrario, la scena in cui RoboCop afferra al volo le chiavi dell'auto fu un incubo: le mani erano in gommapiuma e le chiavi rimbalzavano continuamente. Ci volle un intero giorno e 50 ciak per riuscirci. 💰 Il Bilancio Finanziario: Un trionfo firmato Orion Pictures Budget di Produzione (Costi): Una produzione di fascia media per l'epoca, ottimizzata al massimo grazie alle miniature a passo uno di Phil Tippett per l'ED-209 e all'uso del municipio di Dallas come facciata del quartier generale OCP. Incasso Statunitense (Ricavi): 53.424.681 $ nei soli Stati Uniti. Il film debuttò direttamente al primo posto del botteghino nel weekend del 17 luglio 1987 con ben 8 milioni di dollari, rimanendo nella Top 10 per sei settimane e diventando il quattordicesimo incasso assoluto di un'annata cinematografica record. RoboCop è un capolavoro assoluto perché non invecchia di un solo giorno. Paul Verhoeven firma un'opera brutale – basti pensare alla straziante morte di Murphy o allo scagnozzo Emil sciolto nei rifiuti tossici – ma la riveste di una comicità cinica irresistibile, intervallando il film con finti notiziari TV e pubblicità assurde (come lo spot della SUX 6000 o del gioco da tavolo "Sterminio"). Peter Weller fa un lavoro pazzesco di recitazione corporea e mascellare, riuscendo a trasmettere una commovente umanità e la sofferenza di un uomo intrappolato in una prigione di titanio. Cult assoluto, imperdibile la versione Unrated Director's Cut per godere della violenza fumettistica originale.

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