Rocky (1976): scritto in tre giorni, girato in ventotto — il film che nessuno voleva fare e che vinse tre Oscar
Ci sono film che nascono contro tutto e tutti. Rocky è il più famoso di questi — scritto da un attore semisconosciuto in tre giorni, girato in ventotto con un budget di 1,1 milioni di dollari, rifiutato dai produttori che volevano un nome famoso nel ruolo principale. Alla fine vinse tre Oscar tra cui Miglior Film e diventò il maggiore incasso del 1976.
È una storia di underdog dentro e fuori dallo schermo.
La storia
Filadelfia, 1975. Rocky Balboa è un pugile di terza categoria che campa facendo l'esattore per un gangster di quartiere. Trent'anni, nessuna prospettiva, un monolocale fatiscente e un allenatore che gli ha tolto persino l'armadietto in palestra perché non crede più in lui.
Poi il campione del mondo dei pesi massimi Apollo Creed — imbattuto, carismatico, celebre — decide di celebrare il bicentenario americano dando una chance a un pugile sconosciuto di Filadelfia. Sceglie Rocky per il soprannome — Lo Stallone Italiano — senza sapere quasi niente di lui.
Rocky sa che non può vincere. Il suo obiettivo non è il titolo — è rimanere in piedi fino all'ultimo round. Nessun avversario di Apollo ci è mai riuscito. Farlo significherebbe dimostrare a sé stesso di essere qualcuno.
Stallone — la storia vera
Nel 1975 Sylvester Stallone era un attore quasi sconosciuto che faticava a pagare l'affitto. Il 24 marzo di quell'anno assistette all'incontro di boxe tra Muhammad Ali — campione del mondo in carica — e Chuck Wepner, un pugile semisconosciuto che nessuno dava per favorito.
Wepner non vinse. Ma tenne testa ad Ali per quindici round, lo mandò persino al tappeto durante la nona ripresa, e resistette fino al KO nell'ultima ripresa. La sua tenacia colpì Stallone così profondamente che tornò a casa e scrisse la sceneggiatura di Rocky in tre giorni.
I produttori Robert Chartoff e Irwin Winkler la lessero e la amarono. Ma volevano un attore già famoso per il ruolo principale — Robert Redford, Ryan O'Neal, Burt Reynolds, James Caan. Stallone impose una condizione — o recitava lui nel ruolo di Rocky, o la sceneggiatura non si faceva. I produttori cedettero. Lo script fu pagato 20.000 dollari.
Le curiosità nascoste
Il cane di Rocky nel film — Butkus, ribattezzato Birillo nel doppiaggio italiano — era il vero cane di Stallone. La scena del pattinaggio sul ghiaccio avrebbe dovuto avere 300 comparse e Rocky avrebbe dovuto pattinare invece di correre — fu cambiata per mancanza di budget.
Il lancio dell'arancia a Rocky durante la corsa al mercato italiano non era nella sceneggiatura — fu improvvisato sul momento. La scena in cui Rocky vede il poster con i pantaloncini del colore sbagliato era un errore reale della produzione che non poteva essere corretto per mancanza di budget — Stallone improvvisò la reazione di Rocky.
Susan Sarandon fu esclusa dal ruolo di Adriana perché considerata troppo bella per il personaggio. Il ruolo andò a Talia Shire.
Per il ruolo di Apollo Creed era stato inizialmente ingaggiato il pugile Ken Norton — abbandonò il film pochi giorni prima delle riprese. Fu sostituito da Carl Weathers.
Quentin Tarantino nel 2020 ha messo Rocky al primo posto dei suoi film preferiti sulla boxe.
La steadicam — un primato storico
Rocky fu il primo film nella storia del cinema a utilizzare la steadicam — una tecnologia di stabilizzazione della camera che permetteva riprese fluide e dinamiche impossibili da realizzare con i mezzi tradizionali.
Le scene di allenamento — Rocky che corre per le strade di Filadelfia, che sale i gradini del Philadelphia Museum of Art — sono diventate iconiche anche grazie a questa tecnologia nuova. Senza la steadicam quelle riprese non avrebbero avuto lo stesso impatto emotivo.
La colonna sonora
Gonna Fly Now di Bill Conti — il tema principale di Rocky — fu composta in una settimana tra il 2 e l'8 luglio 1976. Ricevette una nomination all'Oscar per la migliore canzone e si classificò al primo posto in un sondaggio di Billboard. È una delle colonne sonore più riconoscibili della storia del cinema mondiale.
Il finale che non fu girato
Stallone aveva scritto un finale alternativo — Rocky e Adriana che si abbracciavano e si incamminavano verso lo spogliatoio in silenzio. Lo scartò perché non lo trovava abbastanza soddisfacente. La scena fu comunque girata e usata come immagine promozionale del film.
Il finale che conosciamo — Rocky che chiama Adriana a gran voce sul ring mentre i giornalisti lo assediano, i due che si abbracciano e si dichiarano amore — è uno dei finali più potenti della storia del cinema sportivo. E nacque perché Stallone non era soddisfatto della prima versione.
I tre Oscar e il record
Rocky vinse tre Oscar nel 1977 — Miglior Film, Miglior Regia e Miglior Montaggio. Stallone ricevette due nomination personali — Miglior Attore e Miglior Sceneggiatura — diventando solo la terza persona nella storia del cinema dopo Charlie Chaplin e Orson Welles ad avere entrambe le candidature nello stesso anno.
Con 1,1 milioni di budget e 225 milioni di incasso mondiale è uno dei ritorni sull'investimento più straordinari della storia di Hollywood.
Perché rivederlo oggi
Rocky non è solo un film di boxe. È una storia su cosa significa credere in sé stessi quando nessun altro ci crede — e sulla differenza tra vincere e dimostrare il proprio valore.
Il film che Stallone scrisse in tre giorni dopo aver visto un pugile sconosciuto resistere a Muhammad Ali per quindici round è diventato uno dei film più amati e citati della storia del cinema. Ha generato cinque sequel e tre spin-off della serie Creed.
In Italia è conosciutissimo — ma quasi nessuno conosce la storia vera dietro la sua creazione. Chuck Wepner, il pugile che ispirò Stallone, non fu mai accreditato nel film e per anni non ricevette nessun riconoscimento per il suo contributo involontario a uno dei più grandi successi della storia del cinema. Titolo originale: Rocky
Anno: 1976
Regia: John G. Avildsen
Attori principali: Sylvester Stallone, Talia Shire, Burgess Meredith, Carl Weathers, Burt Young
Budget: $1,1 milioni — Incassi mondiali: $225 milioni
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