Se ripenso alla fine del 1999, mi viene in mente una Torino elettrizzata e un po' tesa, sospesa nel pieno dell'ansia collettiva per il famigerato Millennium Bug che avrebbe dovuto mandare in tilt tutti i computer del pianeta allo scoccare del duemila. In quei mesi di transizione tecnologica, le sale cinematografiche torinesi erano una fucina di incubi digitali e realtà simulate. Quando andai a vedere Il tredicesimo piano, l'impatto fu pazzesco. Oscurato al botteghino dal colosso Matrix uscito a pochi mesi di distanza, questo film era una perla nera molto più intimista, noir e filosofica. Ricordo le discussioni fuori dal cinema, mentre camminavamo nella notte fredda verso Piazza Vittorio, guardando i lampioni e chiedendoci se anche il nostro mondo non fosse altro che un immenso microchip acceso sulla scrivania di qualcun altro. Rivederlo oggi, nell'era della realtà aumentata e delle intelligenze artificiali, mette i brividi: è un saggio di pura fantascienza cyberpunk che mescola magnificamente le atmosfere della Los Angeles degli anni '30 al techno-thriller di fine millennio.
Un gioiello fantascientifico raffinato e claustrofobico, capace di anticipare i dilemmi etici e filosofici sulla coscienza artificiale con una trama a scatole cinesi mozzafiato.
Titolo originale: The Thirteenth Floor
Anno: 1999 (Uscita USA: 28 maggio 1999 — Uscita Italia: 26 novembre 1999)
Regia: Josef Rusnak
Sceneggiatura: Josef Rusnak, Ravel Centeno-Rodriguez (basato sul romanzo "Simulacron-3" di Daniel F. Galouye)
Attori principali: Craig Bierko, Gretchen Mol, Armin Mueller-Stahl, Vincent D'Onofrio, Dennis Haysbert, Steven Schub
«Sei sicuro di essere reale? O sei solo un ammasso di dati elettronici nel sogno di qualcun altro?» Non fidatevi dei confini della mappa, tenete d'occhio i glitch del sistema e staccate la spina prima che sia troppo tardi: la simulazione è appena iniziata!
💻 La Trama: Il delitto Fuller, il download di coscienza e la fine del mondo simulato
Al tredicesimo piano di un grattacielo di Los Angeles, lo scienziato Hannon Fuller (Armin Mueller-Stahl) ha compiuto un miracolo tecnologico senza precedenti: ha progettato e avviato all'interno di un supercomputer un simulatore di realtà virtuale totale, che ricrea alla perfezione la Los Angeles del 1937, popolata da migliaia di abitanti artificiali dotati di una vera coscienza, ignari di essere solo programmi software. Una notte, Fuller scopre una verità spaventosa sul mondo reale e lascia una lettera con un messaggio cruciale all'interno della simulazione per il suo braccio destro, Douglas Hall (Craig Bierko). Quella stessa notte, però, Fuller viene brutalmente assassinato nel mondo reale.
Douglas Hall si risveglia la mattina dopo senza alcun ricordo della notte precedente e con una camicia inzuppata di sangue. Il detective della polizia Larry McBain (Dennis Haysbert) lo inserisce immediatamente nella lista dei principali sospettati. Nel frattempo, in città appare la misteriosa e bellissima Jane Fuller (Gretchen Mol), che dichiara di essere la figlia segreta di Hannon e assume il controllo dell'azienda informatica. Disperato e deciso a ripulire il suo nome, Douglas decide di collegarsi alla macchina e fare il "download" della sua coscienza all'interno della simulazione del 1937, prendendo possesso del corpo del suo avatar virtuale, un impiegato di banca di nome John Ferguson. All'interno del programma, Douglas scopre che Fuller aveva affidato la preziosa lettera a un barman di nome Ashton (Vincent D'Onofrio). Ashton, tuttavia, ha intercettato il messaggio e ha scoperto la verità: guidando l'auto fino ai confini geografici della mappa virtuale, ha visto la realtà sgretolarsi in una griglia di linee laser verdi e vettori digitali, impazzendo per la scoperta che la sua vita è una finzione.
Douglas torna nel mondo reale ma la situazione precipita: scopre che Jane Fuller non esiste all'anagrafe e che i suoi ricordi continuano a mostrare spaventose amnesie. Ashton, intanto, scopre come hackerare il sistema e riesce a trasferire la sua coscienza nel mondo reale prendendo il corpo di un collega di Douglas. La verità finale si rivela a Douglas in modo devastante: anche la Los Angeles del 1999 in cui vive non è reale, ma è a sua volta una simulazione al computer, una delle migliaia create all'interno del vero mondo reale, ambientato nel 2024. Il vero Douglas Hall del 2024 è uno psicopatico arrogante che si collega alla simulazione del 1999 solo per commettere omicidi (tra cui quello di Fuller). Jane è in realtà una donna del 2024 che si era innamorata dell'avatar di Douglas e si era collegata per salvarlo. Nel climax finale, il Douglas malvagio del 2024 prende il controllo del corpo del Douglas del 1999 per uccidere Jane, ma viene freddato dal detective McBain. Con la morte dell'utente nel futuro, la coscienza del Douglas "buono" viene trasferita stabilmente nel corpo del vero Douglas nel mondo reale del 2024. Douglas si sveglia in un appartamento ultra-tecnologico accanto a Jane, guardando un'avveniristica Los Angeles costiera. Proprio mentre lo spettatore pensa al lieto fine, lo schermo televisivo si spegne bruscamente restringendosi in un singolo punto di luce bianca al centro del quadro, suggerendo che anche il 2024 è solo un'ennesima simulazione programmata da qualcun altro.
🎬 Il Dietro le Quinte e Curiosità
La sfortuna cronica del 1999: Il film è una delle vittime più illustri della storia del botteghino cinematografico. Uscito nelle sale statunitensi nel maggio del 1999, si ritrovò schiacciato tra l'uscita planetaria e rivoluzionaria di Matrix dei fratelli Wachowski e l'attesissimo ritorno di Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma. La sovrapposizione di tematiche identiche sulla realtà fittizia con Matrix e eXistenZ di Cronenberg ne decretò l'ingiusto insuccesso commerciale, facendolo riscoprire solo anni dopo come un cult home-video.
Le radici letterarie prima di Matrix: Nonostante molti all'epoca lo accusassero di aver copiato l'idea dei mondi virtuali da Matrix, la sceneggiatura del film è in realtà tratta da un romanzo fantascientifico del 1964 intitolato "Simulacron-3" scritto da Daniel F. Galouye. Si tratta dello stesso libro che ispirò il maestro tedesco Rainer Werner Fassbinder per il suo celebre e pionieristico film televisivo in due parti del 1973, Il mondo sul filo (Welt am Draht).
La duplice prova magistrale di Vincent D'Onofrio: L'attore Vincent D'Onofrio compie un lavoro straordinario interpretando due ruoli antitetici all'interno della storia. Nel mondo del 1999 interpreta Jason Whitney, un timido, geniale e introverso programmatore di computer che lavora al progetto hardware; all'interno della simulazione del 1937, invece, veste i panni di Jerry Ashton, un barista di night club sfrontato, fumatore incallito e rozzo che va fuori di testa quando scopre i limiti della griglia digitale.
La fotografia bicolore di Ueli Steiger: Per marcare graficamente la differenza profonda tra i due mondi, il direttore della fotografia Ueli Steiger utilizzò due stili visivi totalmente opposti. La Los Angeles del 1999 è fredda, asettica, dominata da toni bluastri, grigi e luci al neon che richiamano l'estetica cyberpunk industriale. Al contrario, la Los Angeles simulata del 1937 è calda, avvolgente, girata con lenti soft-focus e dominata da tonalità ambrate, seppia e oro che richiamano il cinema noir classico hollywoodiano.
🔍 Il Verdetto di Gio Cult
Il tredicesimo piano è un piccolo capolavoro di fantascienza cerebrale e filosofica che merita assolutamente di essere recuperato e riabilitato. Josef Rusnak firma una regia elegante e controllata, densa di suspense hitchcockiana, che preferisce l'indagine psicologica e il mistero esistenziale ai muscolari combattimenti di arti marziali in CGI. Craig Bierko è bravissimo nel trasmettere lo smarrimento profondo di un uomo che vede sgretolarsi la propria identità, mentre Gretchen Mol incarna una perfetta e magnetica femme fatale dal sapore d'altri tempi. Un film colto, suggestivo e profondamente inquietante, che solleva domande filosofiche cartesiane che risuonano nella mente dello spettatore per giorni.
💰 Costi e Profitti
Budget di produzione: $16.000.000
Incasso USA: $11.854.141
Incasso Mondiale complessivo: $18.500.000
💻 Se amate i thriller fantascientifici che mettono in discussione la natura della realtà, i complotti tecnologici e le grandi parabole sul libero arbitrio: Volate a leggere la nostra recensione del profetico e commovente capolavoro The Truman Show (1998) con Jim Carrey! Se invece volete rimanere immersi nelle atmosfere iper-tecnologiche, nei superpoteri cerebrali e nell'azione pura, non perdetevi il post dedicato a Lucy (2014)!
Blob - Il Fluido che Uccide (1988): il film che non dimentichi
Nel 1989, se volevi vedere del vero horror a Torino, dovevi sperare che i cinema di seconda visione o i piccoli cinema di barriera come il Monterosa azzeccassero la programmazione giusta, oppure dovevi fare i salti mortali tra i videonoleggi di quartiere. Quando The Blob arrivò da noi in VHS, fu una mazzata tra i denti. Nessuno si aspettava che il remake di un classico anni '50 potesse essere così cattivo, violento e claustrofobico. Mentre la Hollywood di oggi censura anche l'ombra, Chuck Russell nel 1988 non faceva sconti a nessuno: i corpi si scioglievano nel fango rosa vivo e persino i bambini facevano una brutta fine. Rivisto oggi, è un manuale di come si usano gli effetti speciali fisici prima che la computer grafica rovinasse il cinema di genere. Un cult totale, sporco e cattivo, che purtroppo in Italia è diventato un fantasma per i collezionisti. Un fanta-horror granitico e iper-splatter, capace di trasformare una minaccia informe in un incubo implacabile che divora una...
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