Seven – Il capolavoro neo-noir di David Fincher che ha ridefinito l'anatomia del male

Chiudiamo le finestre per isolarci dalla pioggia incessante di questa città corrotta, indossiamo i nostri impermeabili d'ordinanza e, soprattutto, manteniamo la calma a ogni costo: quando arriva una scatola misteriosa nel bel mezzo del deserto, non promette mai nulla di buono!Andiamo ad analizzare il thriller neo-noir definitivo, spietato, cupo e visivamente monumentale: Seven (Se7en, 1995). Diretto da un esordiente (ma già immenso) David Fincher e sceneggiato dal cinico Andrew Kevin Walker, il film mette in scena una delle coppie di detective più iconiche e complementari del cinema moderno: un monumentale e riflessivo Morgan Freeman e un giovane, febbrile e impulsivo Brad Pitt, affiancati da una splendida Gwyneth Paltrow e da un agghiacciante ed enigmatico Kevin Spacey (scelto per il ruolo del killer). Ci sono thriller che intrattengono e thriller che lasciano una cicatrice indelebile nella mente dello spettatore. Uscito nelle sale statunitensi nel settembre del 1995 (e arrivato in Italia il 12 gennaio del 1996), Seven è il film che ha consacrato David Fincher come uno dei più grandi registi della sua generazione. Fincher prende la classica struttura del poliziesco con la strana coppia di detective e la sprofonda in un incubo metropolitano biblico, dove piove costantemente e le strade sembrano l'anticamera dell'inferno. Con una fotografia sporca, desaturata e virata sui toni del marrone e del verde viscido, il film non racconta semplicemente una caccia all'uomo, ma una vera e propria discesa filosofica e viscerale nei recessi della depravazione umana. 🗂️ La Trama: I sette peccati capitali e la scatola nel deserto Il detective William Somerset (Morgan Freeman) è un anziano, colto e disilluso poliziotto a cui mancano solo sette giorni per raggiungere l'agognata pensione e fuggire da una città violenta che non sente più sua. Come ultimo incarico, gli viene affiancato il giovane e ambizioso detective David Mills (Brad Pitt), trasferitosi in città insieme alla dolce moglie Tracy (Gwyneth Paltrow) e pieno di idealismo e voglia di spaccare il mondo. La routine della omicidi viene sconvolta dal ritrovamento del corpo di un uomo affetto da grave obesità, letteralmente costretto a mangiare fino alla rottura dello stomaco. Somerset, analizzando la scena del crimine, intuisce subito che non si tratta di un omicidio isolato: dietro la libreria della vittima trova scritta con il grasso la parola "Gola". È l'inizio di una catena di delitti rituali spaventosi, orchestrati da un killer metodico, colto e spietato che si firma John Doe (Kevin Spacey). L'assassino ha deciso di punire la società moderna colpendone i simboli attraverso i sette peccati capitali: dopo la Gola, i due detective si troveranno ad affrontare i macabri scenari legati all'Avarizia, all'Accidia (con un uomo tenuto legato a un letto e ridotto a uno scheletro vivente per un intero anno), alla Lussuria e alla Superbia. John Doe è sempre un passo avanti alla polizia, ma proprio quando il cerchio sembra stringersi attorno a lui, l'assassino compie una mossa totalmente inaspettata: si presenta al distretto di polizia coperto di sangue e si costituisce, offrendo una confessione totale a patto che Mills e Somerset lo accompagnino in una località isolata nel deserto per trovare gli ultimi due corpi legati all'Invidia e all'Ira. Sarà l'inizio di uno dei finali più drammatici, spiazzanti e devastanti della storia del cinema. 🎬 Dietro le quinte: Luci da torcia, dita spezzate e il segreto di Kevin Spacey La produzione di Seven è stata un capolavoro di scelte stilistiche coraggiose e incidenti reali che hanno aumentato il realismo della pellicola: Il nome nascosto nei titoli di testa: Kevin Spacey era già un attore stimatissimo (stava per vincere l'Oscar per I soliti sospetti), ma David Fincher voleva che l'apparizione di John Doe fosse una sorpresa totale per il pubblico. Per questo motivo, l'attore venne completamente escluso dai titoli di testa del film e dalle campagne pubblicitarie. Per compensare questo "anonimato", Spacey pretese che il suo nome fosse inserito come primo in assoluto nei titoli di coda finali. Un infortunio integrato nella trama: Durante le riprese della tesissima scena dell'inseguimento a John Doe sotto la pioggia battente, Brad Pitt scivolò sul parabrezza di un'auto, tagliandosi profondamente e recidendo i tendini di un braccio. L'infortunio fu così grave che l'attore dovette portare il gesso per il resto delle riprese; Fincher, rifiutandosi di interrompere la produzione, decise di modificare la sceneggiatura al volo inserendo l'infortunio del detective Mills all'interno della storia. L'oscurità reale del set: Il look cupo e asfittico degli interni (come la casa del killer o gli uffici della polizia) fu ottenuto dal direttore della fotografia Darius Khondji usando un processo chimico chiamato "ritenzione dell'argento". Inoltre, Fincher costrinse gli attori a usare vere torce elettriche durante le scene d'ispezione, illuminando solo ciò che l'obiettivo inquadrava direttamente, aumentando il senso di claustrofobia. 💰 Il Bilancio Finanziario: Un trionfo commerciale planetario Budget di Produzione (Costi): Stimato intorno ai 33.000.000 $. Una cifra solida che la New Line Cinema stanziò principalmente per coprire i compensi delle star protagoniste e per la complessa logistica delle riprese esterne a Los Angeles (camuffata per sembrare una metropoli senza nome del nord-est). Incasso Globale (Ricavi): Il film fu un successo clamoroso e inaspettato per un thriller così cupo e privo di un lieto fine tradizionale. Incassò oltre 100 milioni di dollari negli Stati Uniti e ben 227 milioni nel resto del mondo, raggiungendo un totale mondiale strabiliante di 327.311.859 $. Diventò il settimo incasso più alto del 1995 in tutto il mondo. 🔍 Il Verdetto di Gio Seven è un capolavoro formale e di scrittura che non invecchierà mai di un solo giorno. La forza del film sta nel fatto che, nonostante la sua fama di pellicola violentissima, quasi tutte le torture e le mutilazioni avvengono fuori campo: Fincher ci mostra solo il risultato finale, lasciando che sia l'immaginazione dello spettatore a riempire i dettagli più morbosi. Morgan Freeman regala una prova di una compostezza e di una dignità impressionanti, perfetto contrappeso alla fisicità rabbiosa di Brad Pitt. Il finale nel deserto è una lezione di cinema d'antologia, sorretto da un Kevin Spacey monumentale capace di bucare lo schermo con la sua calma glaciale. Un film immenso, nichilista e perfetto.

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