Supernova (2000): il film maledetto che nessun regista vuole rivendicare — e che vale comunque vederlo

 Perfetto — astronave, artefatto alieno, produzione travagliata. Nuovo post e incolla:


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Supernova (2000): il film maledetto che nessun regista vuole rivendicare — e che vale comunque vederlo


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Ci sono film che arrivano al cinema già feriti. Supernova è uno di questi — un film con una produzione così travagliata che il regista ha chiesto di essere accreditato con uno pseudonimo, il montaggio è stato rifatto tre volte da persone diverse, e il risultato finale non somiglia quasi per niente a quello che era stato girato originariamente.

Eppure Supernova ha qualcosa. Un'atmosfera, un'idea di fondo, e una scena iniziale così brutale e originale che vale da sola i primi dieci minuti.

La storia

La Nightingale 229 è un'astronave medica di soccorso del ventunesimo secolo. L'equipaggio — sei persone tra cui il pilota Nick Vanzant e l'ufficiale medico Kaela Evers — riceve una chiamata di soccorso da oltre tremila anni luce di distanza ed effettua un salto dimensionale per raggiungerla.

Il salto costa la vita al capitano — un difetto della cabina di stabilità fonde la sua pelle con il vetro. È una delle morti più originali e visivamente disturbanti del cinema di fantascienza degli anni 2000 — non violenta, non esplosiva. Semplicemente organica e meccanica che si fondono in qualcosa che non dovrebbe esistere.

La nave arriva nei pressi di una supergigante blu — una stella che esploderà presto. Per ricaricare l'energia per il viaggio di ritorno servono quattordici ore. Poi undici minuti per partire prima di essere travolti dal vento stellare. Il conto alla rovescia inizia.

L'artefatto e la mutazione

Il superstite trovato sulla luna mineraria si chiama Troy Larson — giovane, attraente, in possesso di un misterioso artefatto alieno. L'equipaggio scopre che si tratta di materia ultradimensionale — un materiale capace di generare espansioni energetiche enormi in ogni angolo dello spazio.

Troy inizia a maneggiarlo. E inizia a cambiare.

La mutazione genetica è graduale e inquietante — Troy diventa sempre più forte, più muscoloso, capace di guarire istantaneamente qualsiasi ferita. Non è più completamente umano. E non ha intenzione di cedere l'artefatto — sostiene che gli appartiene.

È il pattern classico di Alien rivisitato — il sopravvissuto che si rivela essere il vero pericolo, l'oggetto misterioso che non doveva essere toccato, l'equipaggio che si assottiglia uno per uno. Ma Supernova lo racconta con una qualità visiva e un'atmosfera che funzionano meglio di quanto la sua reputazione suggerirebbe.

La produzione travagliata

La storia dietro le quinte di Supernova è quasi più interessante del film stesso. Walter Hill — il regista di 48 Ore e The Warriors — ha diretto il film ma ha chiesto di essere accreditato con lo pseudonimo Thomas Lee, dissociandosi dal risultato finale.

Il montaggio originale di Hill fu rifiutato dalla MGM. Fu chiamato Jack Sholder per rimontarlo. Poi Francis Ford Coppola per un ulteriore intervento. Il risultato finale è un film assemblato da mani diverse che non sempre parlano la stessa lingua cinematografica — e si sente.

Eppure alcune sequenze — l'apertura con la morte del capitano, la tensione nella sala medica, il conto alla rovescia finale — mostrano la mano di un regista capace dietro la macchina da presa.

Il finale

Nick e Kaela riescono a espellere Troy e l'artefatto dalla nave pochi istanti prima che esploda come una supernova. Il salto dimensionale li riporta a casa — ma non senza conseguenze. A causa del salto c'è stato un piccolo scambio di informazioni genetiche tra i due — il colore degli occhi è cambiato. E Kaela è incinta.

È un finale dolce in un film che non lo era quasi mai — un momento di umanità dopo novanta minuti di morte e mutazione. Funziona proprio perché è inaspettato.

La nota finale è quella più inquietante — la supernova raggiungerà la Terra nei prossimi cinquanta anni. Il pericolo non è finito. È solo rimandato.

Perché rivederlo oggi

Supernova è un film imperfetto — le cicatrici della produzione travagliata si vedono nel montaggio discontinuo e in alcuni personaggi poco sviluppati. Ma ha un'atmosfera di fantascienza adulta e visivamente ambiziosa che raramente si trova nel cinema di genere degli anni 2000.

In Italia è quasi completamente sconosciuto — il titolo identico all'originale non aiuta le ricerche e pochissimi articoli seri esistono su questo film. Eppure per chi ama la fantascienza ambientata nello spazio profondo con un tocco horror è una scoperta che vale la pena fare — sapendo già che si tratta di un film ferito, non di un capolavoro incompreso.

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