Titolo originale: Resident Evil Anno: 2002 Regia: Paul W.S. Anderson Attori principali: Milla Jovovich, Michelle Rodriguez, Eric Mabius, James Purefoy Budget: $33 milioni — Incassi mondiali: $102 milioni
Ci sono adattamenti di videogiochi che tradiscono il materiale originale. E poi ci sono adattamenti che prendono l'essenza di un gioco e la trasformano in qualcosa che funziona anche per chi non ha mai impugnato un controller.
Resident Evil del 2002 appartiene alla seconda categoria. Non è una trasposizione fedele dei giochi Capcom — è un film che usa lo stesso universo per raccontare una storia originale. E funziona meglio di quasi qualsiasi altro adattamento videoludico della storia del cinema.
La storia
Sotto la città di Raccoon City esiste l'Alveare — un complesso segreto di laboratori della Umbrella Corporation dove vengono condotte ricerche illegali su armi biologiche. Qualcuno libera deliberatamente il virus T nell'aria. Il supercomputer Regina Rossa, valutando il rischio biologico, sigilla l'intera struttura e uccide tutto il personale.
Alice si risveglia nella Villa — l'ingresso segreto dell'Alveare — senza memoria. Un team di agenti della Umbrella la porta nell'Alveare con il compito di disattivare la Regina Rossa e riaprire la struttura entro tre ore.
Quando disattivano la Regina Rossa, tutte le porte si aprono. E quello che era dentro i laboratori esce.
Il virus T e gli zombi
Il virus T è una delle idee più originali del franchise — non un virus naturale ma un'arma biologica progettata che ha la capacità di rianimare i morti. Trasmissibile per via aerea o attraverso i morsi, trasforma chiunque venga infettato in uno zombi — lento, affamato, quasi privo di intelletto.
Il film gestisce la minaccia degli zombi in modo intelligente — non sono veloci come quelli di L'Alba dei Morti Viventi, ma sono ovunque e in numero schiacciante. La claustrofobia dell'Alveare rende ogni corridoio una potenziale trappola.
La Regina Rossa
Uno dei dettagli più riusciti del film è la Regina Rossa — il supercomputer che gestisce l'Alveare, visualizzato come l'ologramma di una bambina con i capelli rossi. Fredda, logica, spietata — ha ucciso tutto il personale non perché fosse malfunzionante ma perché era perfettamente funzionante. Ha valutato il rischio e ha agito di conseguenza.
La scena in cui spiega ad Alice cosa ha fatto — con la voce di una bambina e la logica di una macchina — è uno dei momenti più inquietanti del film. Non è un villain nel senso classico. È un sistema che ha fatto esattamente quello per cui era stato programmato.
Il Licker
Il Licker — la creatura ottenuta sperimentando il virus T direttamente sul DNA umano — è il monster design più riuscito del film. Cieco, con il cervello esposto, artigli lunghi per arrampicarsi sui muri e una lingua che usa come frusta. Si muove sulle superfici verticali e attacca usando l'udito invece della vista.
La sequenza in cui il Licker attacca sul treno è la più tesa del film — Alice deve combattere una creatura che non vede ma sente ogni movimento. È un tipo di tensione diverso da qualsiasi altra sequenza horror del film.
Alice — il personaggio
Milla Jovovich nel ruolo di Alice crea uno dei personaggi femminili d'azione più iconici degli anni 2000. Non è una guerriera sin dall'inizio — è una persona senza memoria che scopre gradualmente le proprie capacità. Le scene in cui combatte i cani zombi e poi affronta il Licker mostrano una progressione credibile.
Il finale — Alice che si sveglia in un ospedale deserto e scopre Raccoon City devastata — è perfetto come apertura di franchise. Non risolve niente. Pone tutte le domande che i sequel avrebbero dovuto rispondere.
Paul W.S. Anderson
Paul W.S. Anderson è il regista che abbiamo già incontrato con Punto di Non Ritorno e Death Race. È un artigiano del cinema di genere — non un autore con una visione artistica complessa, ma qualcuno che sa costruire sequenze d'azione efficaci, gestire creature e effetti pratici, e mantenere un ritmo sostenuto per tutta la durata del film.
Resident Evil è probabilmente il suo lavoro migliore — un film che usa i limiti del budget in modo intelligente, concentrando l'azione in un ambiente chiuso dove la claustrofobia amplifica ogni minaccia.
Perché rivederlo oggi
Resident Evil ha generato cinque sequel — di qualità decrescente — e una serie Netflix. Ma il film originale del 2002 rimane il migliore della saga per un motivo semplice — è l'unico in cui Alice non è ancora invincibile. È vulnerabile, confusa, in pericolo reale. Quella vulnerabilità è quello che lo rende un horror invece che un film d'azione con zombi.
In Italia è conosciuto ma quasi mai analizzato seriamente — la maggior parte degli articoli lo tratta come un adattamento videoludico minore. Pochi approfondiscono la struttura del film, il personaggio della Regina Rossa, o il motivo per cui il primo episodio regge ancora oggi meglio di tutti i sequel.
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