Tremors (1990): i vermi giganti che hanno terrorizzato una generazione

 Ci sono film che nascono da una domanda semplice e diventano qualcosa di indimenticabile. Tremors nasce così — due cineasti seduti su un masso nel deserto del Nevada si chiedono: e se ci fosse qualcosa sotto terra che non ci lasciasse scappare da questa roccia? Da quella domanda nasce uno dei film di mostri più riusciti degli anni 90.

La storia

Perfection, Nevada. Quattordici abitanti. Una strada asfaltata che la collega al resto del mondo. E sotto il deserto, qualcosa che si muove.

Val McKee ed Earl Bassett sono due tuttofare stufi della loro vita monotona in questo angolo dimenticato d'America. Vogliono andarsene, cercare fortuna altrove. Ma prima che riescano a partire, iniziano a trovare cadaveri — il vecchio contadino Fred, il suo gregge di pecore, due operai sulla strada. Morti in modo inspiegabile.

Quando Val ed Earl scorgono finalmente una delle creature — un verme gigante preistorico che si schianta contro una parete di cemento armato nel tentativo di ucciderli — capiscono che non andranno da nessuna parte. Almeno non subito.

La sismologa Rhonda LeBeck, che studia strane rilevazioni nel sottosuolo, porta la notizia peggiore — non ce n'è uno solo. Ce ne sono almeno tre. Completamente ciechi, attratti dalle vibrazioni del terreno, capaci di muoversi sotto l'asfalto e le fondamenta delle case come se non esistessero.

Il nemico perfetto

I Graboid — come vengono chiamati nel sequel — sono uno dei mostri meglio costruiti del cinema anni 90. Non hanno occhi. Non hanno intelligenza superiore. Hanno fame e istinto. Si muovono sotto terra e sentono ogni vibrazione — un passo, un motore, il rumore di un congelatore rotto. Questo li rende inarrestabili finché sei sul suolo, e completamente innocui se riesci a stare in alto.

Quella regola semplice — i mostri non possono arrampicarsi — diventa il motore di tutta la storia. I personaggi devono sopravvivere usando la testa, non le armi. E quando le armi servono, entrano in scena Burt e Heather Gummer — la coppia di survivalisti armati fino ai denti che vive fuori dal paese con un bunker pieno di esplosivi. Uno dei personaggi più amati del film, tanto da diventare protagonista di tutti i sequel.

Il tono

Tremors non si prende sul serio — e questa è la sua forza. È un film di mostri che sa di essere un film di mostri, e lo celebra con umorismo e affetto. Val ed Earl discutono, si lamentano, si insultano come due vecchi amici che si conoscono troppo bene. I cittadini di Perfection sono macchiette perfette — il cinese proprietario dell'emporio che battezza i mostri, la ragazzina con il walkman che non sente arrivare il pericolo, il ragazzo bullo che combina guai.

È un film che ti fa ridere e ti fa saltare sulla sedia nello stesso momento. Quella combinazione è più difficile da realizzare di quanto sembri — e Tremors la gestisce meglio di quasi tutti i suoi contemporanei.

Il finale

Quando i personaggi rimangono intrappolati su un mucchio di rocce in mezzo al deserto, con l'ultimo mostro che ha imparato a non farsi ingannare dalla dinamite, il film trova il suo momento migliore. Val decide di rischiare tutto da solo — farsi inseguire fino al bordo di un dirupo e spostarsi all'ultimo istante. Un piano semplice, disperato, perfettamente in linea con il personaggio.

La creatura vola nel vuoto. Val bacia Rhonda. Perfection torna tranquilla.

Perché rivederlo oggi

Tremors ha un 88% su Rotten Tomatoes — uno dei punteggi più alti per un film di mostri degli anni 90. Non è un caso. È un film costruito con cura, con personaggi che ti stanno simpatici dopo cinque minuti, effetti speciali pratici ancora convincenti, e un ritmo che non si ferma mai.

In un'epoca di CGI esagerato e mostri senza personalità, Tremors ricorda che basta una buona idea, un deserto, e quattordici abitanti per fare un film memorabile.

Ha generato sei sequel e una serie televisiva — ma il primo rimane imbattibile.

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